CHE COSA CERCHI? Vivere il Sabato

Ed eccoci arrivati al Sabato Santo. Un lungo giorno di silenzio in tutta la Chiesa, i cui edifici sono spogliati dell’Eucarestia come segno ed esortazione al nostro cuore di farsi nudo, di spogliarsi di ogni idolo che banalizza la nostra attesa. Attesa di che cosa? Ecco, questo è il nucleo fondamentale di questo giorno e di quello che viviamo in questa settimana santa.

Che cosa cerchi? ci chiede il corpo tutto donato di Cristo in questo giorno. Proviamo ad entrare un po’ più intensamente in questa domanda, così soffocata dalle giuste emergenze quotidiane; eppure è la domanda del Sabato Santo, del giorno che precede il Sabato eterno, l’ottavo giorno della settimana, il giorno dopo il tempo, l’eternità della Pasqua, del passaggio dalla schiavitù della vita come morte perché interamente dedicata a noi stessi (il peccato) alla libertà della morte come vita perché spezzata in Cristo e per l’altro. Cosa cerca il tuo cuore? Cosa si aspetta dalla vita? Cosa spera per se stesso e per gli altri? In questa domanda, a cui rispondiamo quotidianamente seppur, spesso, inconsapevolmente, c’è tutto il peso, la dinamica, il movimento della nostra vita. Questa si sposta dove noi abbiamo immaginato ci sia il senso e la speranza: nelle amicizie, nel lavoro, in una missione che ci hanno affidato. Ma può capitare di essere talmente immersi nelle nostre idee, nelle nostre visioni della vita, nei nostri programmi, da smarrire o non far fatica ad ascoltare la domanda che il silenzio del Sabato Santo continua a porci. Che cosa cerchi? Seguire Gesù nel sepolcro, entrare con Lui nel silenzio di tutti i silenzi, quello del Padre, è provare a mantenere viva questa domanda senza anticipare risposte ovvero attendendo una risposta che non sia solo nostra. È vero, noi conosciamo già il contenuto di questa risposta, ovvero l’annuncio dell’angelo: non abbiate paura perché Cristo crocifisso è risorto e vi precede. Ma il senso di questo contenuto, la sua forma, il suo significato per la nostra particolare vita, per le nostre particolari situazioni, è declinabile solo da noi. E tale declinazione, tale accoglimento nella nostra vita, è il vero mestiere del vivere. Imparare veramente a vivere significa imparare ad abitare lo spazio, a volte inquietante, della domanda per rendere concreto l’annuncio dell’angelo alle donne e agli apostoli di duemila anni fa. E il vero miracolo è che solo noi, oggi, possiamo concretizzare questo annuncio.

In che modo la luce del risorto crocifisso illumina la mia vita? Il Sabato Santo è lo spazio di questa domanda, che, in fondo in fondo, coincide con chiedersi che cosa cerchiamo. Ogni vera domanda è una vera ricerca; e ogni vera ricerca è attesa di qualcosa, di un senso, di una risposta. Se è vero che non c’è niente di più stupido che dare risposte a domande che non vengono poste, è altrettanto vero che occorre stare molto attenti a porre domande se non si è pronti o non si vogliono accogliere risposte. E allora: io cosa cerco? Quale risposta per la mia vita sto attendendo? Il Cristo crocifisso ci aspetta al limite di queste nostre profonde domande. E la sua Parola comincia sempre con l’esortazione: non abbiate paura.

Se il senso del Sabato, per noi, è quello di mantenere viva l’attesa, di saper abitare e risvegliare la domanda sulla ricerca in quello che viviamo, il significato della risposta è l’esodo, l’uscita dalla paura. Non abbiate paura, annuncia Dio a chi cerca. Abbandona quella paura ancestrale che ti perseguita ogni volta che sei chiamato ad amare. Deponi, o meglio, accogli chi in te depone, le pietre sepolcrali della diffidenza, del continuo sospetto, dell’ansia verso la gratuità di Dio. Non avere paura di morire quando ami, o di non trovare nulla quando cerchi. Perché se cerchi veramente, vuol dire che ami. E se ami, sei disposto a dare la vita. E se dai la vita, segui Qualcuno che sempre ti precede, ti aspetta, ti accoglie e trasforma il tuo donarti, la tua morte in vita. Allora ecco che in fondo alla domanda che cosa cerchi? si apre l’incontro con Colui che sempre precede i nostri passi d’amore e li rende sicuri, come il mandorlo a primavera fiorisce prima di tutti annunciando, così, l’inizio di una nuova vita. Che fantastica trama la vita e l’amore! È scoprire alla fine, l’inizio. Amare, e quindi vivere, davvero è vedere, al termine del nostro atto d’amore, che esso era, in fondo in fondo, una risposta, un’eco di un Amore di cui siamo partecipi e che ci supera perché ci precede, perché ci afferrati dapprima.

E allora ecco che la nostra vita, quaggiù, assomiglia molto al Sabato Santo. Perché se è vero che il Signore Gesù, donandosi in croce, è risorto a vita nuova, è altrettanto vero che questa nuova esistenza di Cristo è eucaristica, ovvero presenza viva, in-abitazione nell’altro e attesa di pienezza. L’Eucarestia dice nulla-tutto, morte-vita, attesa-presenza. Laddove il trattino non è un gioco linguistico ma è lo spazio che dà senso alle due parole; il nostro linguaggio e il nostro pensiero fanno ancora fatica a renderne conto. Se diciamo nulla-tutto, non intendiamo un vuoto che è mancanza di pienezza, bensì l’opposto, uno spazio che nel farsi vuoto riempie di sé l’altro. Se diciamo morte-vita non intendiamo un consumarsi privo di ritorno, ma un donarsi che ci restituisce come vita dell’altro. Se diciamo attesa-presenza, ci riferiamo ad uno stile di vita radicalmente aperto ad una presenza che, allo stesso tempo, c’è e deve venire. Cristo crocifisso-risorto dice presenza viva nell’Eucarestia e fede in un ritorno, in una parusia (presenza) che riempirà ogni spazio del nostro egoismo e del nostro non saper morire.

Allora buon Sabato Santo, cioè buona ricerca del Cristo crocifisso e quindi risorto. Buon incontro con l’umanità crocifissa che aspetta di risorgere nel nostro essere specchio di Cristo, figli nel Figlio.

Davide Penna

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