L’EUROPA CHE VORREI….

Non c’è dubbio che l’imminente ritorno alle urne per il rinnovo del Parlamento europeo e di altre conseguenti istituzioni, a partire da quella Commissione che costituisce il governo dell’Unione, rappresenta un evento di grande importanza per ciascun Paese membro e per l’Europa nel suo insieme.

Per l’Italia in particolare l’importanza è notoriamente duplice, per gli immediati riflessi sulla politica nazionale.

In questi tempi io ho pensato molto all’Europa, alla sua storia e alla sua situazione attuale. E ho concluso che le odierne difficoltà di fondo alla realizzazione di una vera comunità di Stati che si rapportano perseguendo ideali di giustizia e di solidarietà sono in definitiva le stesse che si trovarono a fronteggiare i vari Schuman, Monnet, De Gasperi e Adenauer, come a dire i Padri fondatori della comunità medesima all’indomani della seconda guerra mondiale. Le “difficoltà di fondo”, ripeto, e non le problematiche del momento.

Mi scuso se, per alcuni, sarò pedante. Ma il breve excursus storico che segue è necessario per capire l’affermazione di cui sopra e quanto di seguito riferirò.

Mille anni fa si poteva parlare di Europa come di una “Cristianità”. Era cioè successo che, nei sette secoli fra l’imperatore romano Costantino (III secolo d.C.) e l’imperatore romano-germanico Ottone III (X secolo d.C.), la progressiva cristianizzazione dei popoli autoctoni d’Europa o in Europa radicatisi a seguito di immigrazione e insediamento era stata connaturale al formarsi stesso dell’Europa come comunità di popoli fra loro diversi per lingue e tradizioni, ma identificati in un’unica fede.

Nel millennio successivo assistiamo a un processo di segno opposto, che portò alla crisi e alla rottura dell’unità dell’Europa cristiana: dapprima per il cosiddetto Scisma d’Oriente (secolo XI), poi per la Riforma (secolo XVI) e infine per quel complesso, articolato e duraturo fenomeno definito come “processo di laicizzazione”, che in realtà era (ed è) un processo di “scristianizzazione”.

Questa “scristianizzazione” caratterizzava nella sostanza il periodo successivo al secondo conflitto mondiale così come, con modalità diverse, caratterizza l’epoca attuale. Se questo è vero, come penso, il fatto di essere arrivati a realizzare l’Unione Europea sa quasi di “miracolo”. E se vogliamo continuare la “costruzione” dell’Europa, una costruzione che non affondi le basi nella sabbia, dobbiamo ricorrere a forti iniezioni di Cristianesimo…Mi piace in proposito quanto scrisse un giorno il card. Martini: “Le radici cristiane e i valori evangelici sono espressi in maniera privilegiata nei libri della Sacra Scrittura. La Bibbia è quindi il libro delle “radici europee” e sarà anche il libro del futuro dell’Europa”.

Ma c’è un documento “speciale” che parla dell’Europa e del suo “dover essere”, un documento scritto col cuore non meno che con la mente da un intellettuale santo che ben conosciamo: è l’ Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa” di Giovanni Paolo II (28 giugno 2003). Il brano che segue ne condensa la sostanza:

Ancora oggi ripeto a te, Europa che sei all’inizio del terzo millennio: ritorna te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Nel corso dei secoli hai ricevuto il tesoro della fede cristiana. Esso fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle tue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato; essa è un progetto per l’avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il Continente europeo”.

Per il voto del 26 maggio 2019 , io mi orienterò su partiti e candidati che – oltre alla competenza tecnica – si discostino il meno possibile dal “programma” sopra riportato (e cioè, s’intende, dalle sue “applicazioni” pratiche). Sarà una ricerca non facile e quindi lunga, ma a mio giudizio doverosa!

Paolo Venzano

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