ORESTE SACCARELLO – “Quando, come e dove Tu vuoi, o Signore !”

Savona: 10 aprile 1909 – Genova: 6 agosto 1997 – Volontario di Dio

Una sua invocazione frequente: “Quando, come e dove Tu vuoi, o Signore !”

In  Paradiso

Non sono certo l’unico a pensare che il 9 agosto del 1997 si è fatta grande festa in Paradiso. Non meno che in quella chiesa di Cornigliano, colma all’inverosimile. Di quel giorno di festa (il funerale di Oreste, naturalmente) ricordo in particolare il saluto finale di un gen, che ringraziava Oreste perché “era stato uno di loro”. Ed era anche spiritoso, quel giovane. Chissà che risata s’è fatta, l’Oreste!  Perché lui, Oreste, era da tutti conosciuto per la sua sonora, inconfondibile risata. Una risata irresistibile, contagiosa. E una risata eloquente, quale può essere quella di chi è passato dalla morte alla vita spirituale.

Come S. Agostino

Ma Oreste non era stato sempre così. Nato a Quiliano, un comune di 7 mila abitanti in provincia di Savona, il 10 aprile del 1909, in una famiglia di umili origini, crescendo era diventato un bel ragazzo, prontissimo d’intelligenza, anche se a scuola non era andato oltre il secondo o terzo anno di Ragioneria (per la mentalità dell’epoca, più che per ragioni economiche. Si riteneva infatti da molti che “solo i figli dei signori dovessero studiare”). In compenso, nelle ore serali frequentò quel corso di disegno tecnico che più tardi ne favorì l’ingresso ai Cantieri Navali Ansaldo di Genova-Sestri.

Sino al 1951 non si sa quasi nulla della vita di Oreste. Scapolo per scelta, viveva con un fratello maggiore (anche lui solo) in un appartamento di Genova-Cornigliano. E verosimilmente il suo comportamento non era esattamente quello di un cristiano esemplare se, successivamente, nello stabilimento qualcuno avrebbe benevolmente scherzato con lui per il suo (presumibile) “passato da libertino”…

Ma il 1951 per Oreste è un anno speciale. Venuto in possesso di un libro, un best-seller per il mondo cattolico e non solo, La montagna dalle sette balze di Thomas Merton, Oreste lo legge e ne rimane folgorato. Di quel momento scriverà lui stesso: “La mia conversione è iniziata il giorno di S.Stefano del 1951…Erano parecchi anni che vivevo fuori da ogni pratica religiosa e vivevo male…Chi ha letto le “Confessioni” di S.Agostino mi capisce…Anch’io posso dire: tardi ti ho amato, Signore!”. Oreste aveva 42 anni. “Tardi” per Dio?  Chissà. Fatto sta che Oreste cerca con ogni forza di recuperare il tempo perduto. E giù “rosari”, diversi al giorno per tutte le intenzioni. E penitenza. Dio solo sa quanti “fioretti” gli offriva Oreste ogni giorno. E poi, con la preghiera, l’azione. Oreste si abbona, abbona e distribuisce molta di quella che allora si diceva “la buona stampa”. Entra nella Conferenza aziendale di S.Vincenzo e col suo impegno la rinnova. Nessuno in fabbrica gli nega un aiuto per i colleghi in difficoltà economiche o ammalati. Scrive Antioco Seu, che in azienda lavorava in un ufficio vicino a quello di Oreste: “Da lui ho imparato ad avvicinarmi ai malati, che insieme visitavamo dopo il lavoro. Erano i tempi delle ideologie, ma per lui non c’erano barriere. Entrava in tutte le case con la sua aria gioviale e rassicurante, portando la solidarietà dei compagni di lavoro e l’immancabile “buona stampa”. E ricevendone gratitudine ed affetto”.

Il grande balzo

L’anno 1965 nella vita di Oreste è, per importanza, secondo solo al 1951. E’ infatti nel ’65 che Oreste viene a conoscere “Città Nuova” e, attraverso la rivista, quella spiritualità comunitaria che, ben più di quella individuale, rispondeva alle sue profonde aspettative oltre che alle sue attitudini naturali. Anche questo spiega il suo grande amore per “Città Nuova”.

Quello che Oreste ha fatto da quell’anno sino all’ultimo giorno della sua vita è difficilmente riassumibile. Per quantità e qualità. E’ necessario procedere per “flashes”:

  • presentando la rivista nell’ambiente di lavoro, e soprattutto vivendone il contenuto, avvicina molti colleghi al Movimento dei Focolari. All’Ansaldo nasce una vivissima “cellula d’ambiente”. Gli impiegati Pino Bottaro e Antioco Seu e il dirigente Giovanni Quaglia diventano “volontari”;
  • Oreste ormai è “partito” e non è meno attivo quando esce dal lavoro. Nel ’68 di lui scrive Bruno Druscovich, capo focolare a Genova in alcune righe indirizzate a Turnea, allora responsabile mondiale dei “volontari”: “…Non hai un’idea di come egli ami sempre ed abbia in cuore tutti…Scrive 10-15 lettere al giorno…”;
  • di lì a poco, nel settembre del ’69, Oreste si mette a completa disposizione dell’Opera e viene accolto nel primo Centro dei volontari, del quale è responsabile Turnea, a Grottaferrata. Vi si fermerà sino all’agosto dell’anno dopo. Di quegli undici mesi abbiamo una preziosa testimonianza, fatta di molte lettere e di relazioni che Oreste scriveva quando poteva, di giorno e di notte, con la preoccupazione di essere tempestivo ed esauriente nell’aggiornamento. Sentite solo questa chicca. L’ardore che lo divora è un ostacolo a vivere quel “verde” che, nel nucleo del Centro, è affidato proprio a lui. “Io qui mi trovo molto bene”, scrive a una volontaria. “L’unica cosa che mi costa molta fatica è l’andare in giro la domenica a prendere un po’ di svago. A me piacerebbe seguire anche la domenica sia i volontari che i pre-volontari e i simpatizzanti…”. Oltrechè far parte del Centro, Oreste era responsabile di un nucleo e di un pre-nucleo.

Dono per tutti

Al ritorno da Roma Oreste è un dono per tutti e di tutti si mette a disposizione. Nella sua inseparabile cartella nera c’è di tutto: dagli elenchi delle persone per cui pregare alle domande (fatte per famiglie bisognose) dirette a ottenere un servizio. E il contatto con tanta gente è l’occasione per fare abbonamenti a “Città Nuova”…Nel ’97 ne aveva all’attivo 130!

Come sopra affermato, non è esagerato sostenere che la via di Oreste dall’agosto del ’70 all’agosto del ’97, quando è tornato al Padre, esigerebbe la scrittura di alcuni corposi volumi, tanto è ricca di preghiera, di azione e di sacrificio. Ci limitiamo a ricordare due fatti. Dopo la morte del fratello in casa c’era più spazio? Era allora venuta la possibilità di ospitare qualche fratello, studente o famiglia che sia (spesso stranieri: l’accoglienza “ante litteram” dei migranti!). Ed ancora: il Comune ristruttura e accoglie anziani in una casa di riposo sulle alture di Cornigliano? Per Oreste è un invito a nozze. E al cronista de “Il Secolo XIX” che gli domanda perché lui, più anziano, va ad assistere persone più giovani, risponde che lui ha la salute, al contrario di loro…

Siamo così al ’97, l’anno del Traguardo. Queste sue parole del marzo di quell’anno lo confermano: “Sono al 7° cielo! Il mio desiderio di essere sempre alla presenza del Signore si è realizzato! Grazie alla Santissima Trinità! Grazie a Maria e a San Giuseppe. Sono un uomo nuovo!”.

L’improviso (e misterioso) epilogo

Nel ’97 Oreste aveva nuovamente accolto l’amichevole invito degli Oliva, Nino e Ida, a trascorrere un periodo di vacanza nel verde di Montezemolo, un paesino di 200 abitanti a 700 metri sul mare, in provincia di Cuneo. Vi erano arrivati il 17 luglio e dovevano rimanervi per circa un mese. “Ma improvvisamente lunedì 4 agosto – raccontano gli Oliva – Oreste disse che era bene per lui tornare a Genova. Nessuna ulteriore spiegazione. E vano ogni tentativo di dissuaderlo. Martedì 5 agosto Oreste si alzò alle 6, piegò le coperte, piegò le lenzuola e poi lavò il pavimento della sua camera. Partì verso le 8 e 15 e, arrivato a Genova-Cornigliano, per tre volte nella giornata incontrò i vicini di casa. Certamente era stato alla Messa. Il 6 agosto verso sera i vicini, non avendolo visto uscire, dopo una telefonata alla nipote a Savona hanno aperto la porta e l’hanno trovato addormentato nel Signore. Era la morte che lui desiderava, anche se ripeteva spesso: “Quando, dove, come vuoi Tu!”. Noi pensiamo che Dio “abbia guardato all’umiltà del suo servo” e l’abbia subito chiamato a Sé in Paradiso!”.

E come voi, carissimi Nino e Ida, la pensa chiunque abbia conosciuto Oreste!

(estratto dal volume “Storia di tre volontari felicemente approdati”  di Paolo Venzano)

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