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EMERGENZA MIGRANTI: A CORONATA UN PROGETTO INNOVATIVO

Un progetto ambizioso: quello di imprimere una svolta nell’accoglienza dei rifugiati e dei migranti. Non basta più offrire una stanza, una mensa, un armadio dove trovare vestiti. Queste persone sono destinate a restare in un modo o nell’altro nelle nostre città, e devono poter essere accolte, devono poter lavorare, avere migranti2uno stipendio, produrre un reddito.

Parte da Genova, la città più vecchia d’Italia, un segnale intelligente e forte. Un segnale per far ringiovanire e cambiare mentalità. Il progetto, attualmente unico nel suo genere, è del tutto finanziato dalla Chiesa, attraverso l’Ufficio diocesano per la pastorale Migrantes di Genova, che opera attraverso una cooperativa. “Progetto ambizione” lo abbiamo definito perché si propone di investire in cultura e formazione professionale. Il tutto avrà per sede l’ex istituto San Raffaele a Coronata sulle alture della città in un ospedale in disuso: qui sorgerà il campus dei migranti.

Una sorta di università, per settanta profughi accolti nelle strutture gestite dall’Ufficio diocesano Migrantes negli appartamenti di una via del centro storico. I settanta studenti staranno sui banchi da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18. Studieranno sei ore alla settimana la lingua italiana, poi educazione civica ed economia domestica. Si dovrà scegliere un piano di studi che andrà da corsi di sartoria, edilizia, agraria, fotografia e musica.

Ma le aule sono pronte per accogliere in tutto 240 migranti: quelli delle altre strutture di tutta la città. La scuola di Sant’Egidio si occuperà delle lezioni di italiano e fornirà ai migranti la certificazione dell’Università per stranieri di Perugia. Le classi saranno di 15 allievi ciascuna e ci sarà una mensa. Poi un campo da calcetto, oltre che un campo per giocare a bocce: perché proprio di fronte c’è una struttura per anziani, e si vorrebbe che ci fosse uno scambio.

Il campus, in accordo con Comune e Municipio, sarà aperto e a disposizione della città, per incontri e convegni. Nell’ “università” di via Coronata 100 si inaugurerà anche un ambulatorio medico per le persone bisognose, un intero giorno a settimana. E i corsi di italiano saranno aperti non solo ai richiedenti asilo, ma anche agli stranieri che già nel quartiere vivono e vogliono perfezionare la lingua.

Don Giacomo Martino
Don Giacomo Martino

«È bello fare discorsetti — racconta don Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes — ma o a questi ragazzi si danno alternative, oppure il rischio è che finiscano a fare l’elemosina per strada, spesso preda del racket, per raccogliere pochi soldi e spedirli a casa alle loro famiglie. Ecco, noi proviamo invece a fornire loro degli strumenti. E ad impegnarci nel far proseguire questa esperienza di formazione con borse lavoro: quattro ore al giorno per 270 euro al mese, ci atteniamo alle tabelle del Comune di Genova. A volte, scherzando, dico ai ragazzi: noi paghiamo meglio della malavita!».

Don Giacomo poi coltiva altri sogni, il più prossimo è quello di « mettere in piedi un coro. E, tra qualche mese, tessere le storie dei migranti e i loro racconti in un musical da portare nei teatri della città: anche questo è un modo per fare integrazione». L’altro è quello di dare vita ad un servizio diurno per ragazzi con handicap e per anziani così che i migranti, ovviamente affiancati da operatori professionali, imparino ad assistere gli anziani. «Perché nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare».

          Silvano Gianti

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