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GENuOVA: UN CONTRIBUTO DI AMORE ALLA COMUNITA’ DI GENOVA

Il Progetto GENuOVA è un’esperienza che dura già da qualche anno ma che negli ultimi mesi ha avuto un’accelerazione, sia nel coinvolgimento di cittadini e Istituzioni, sia nelle prospettive future. Per questo ci sembra opportuno pubblicare sul nostro sito la storia di come e perché è nato e le finalità che persegue, con l’auspicio che possa raccogliere ulteriori adesioni.

Sintesi e motivazioni.  I recentissimi dati forniti a novembre 2017 dall’Istat dipingono una situazione estremamente difficile dell’occupazione nella nostra Regione:

  • Occupazione diminuita dell’1,8%, rispetto ad un  aumento nazionale dello 0,8%

  • Disoccupazione aumentata dello 0,3% rispetto ad una diminuzione nel Nord-ovest dello 0,5%.

Le prospettive future su Genova sono ancora più negative, con la prospettiva di perdite di migliaia di posti di lavoro tra CARIGE, Selex Elsag, Ericsson, ILVA: un dramma epocale per la comunità genovese.

Un gruppo di amici si è chiesto quale fosse, in questa situazione, il più povero ed ha tratto la decisione di dare tutte le proprie forze in una singolare azione di aiuto per i disoccupati, impegnando le proprie risorse alla elaborazione di proposte in grado di insediare nuove attività, e quindi nuovi posti di lavoro nella città di Genova.

A questo primo manipolo si è inaspettatamente unita una schiera di persone le più varie (professionisti, giovani, sacerdoti, operatori sociali, docenti universitari), tutti legati dall’amore verso la città e dal desiderio di alleviare le sofferenze che questa piaga produrrà a Genova, se non si arrestasse questa emorragia.

Ne è nata una serie di proposte che hanno già coinvolto varie Associazioni e parte della cittadinanza e che hanno trovato sostegno da parte di Amministratori Comunali, quali gli Assessori al Bilancio e all’Ambiente e, recentemente, lo stesso Sindaco, che ci hanno chiesto di aiutarli nello sviluppo della città.

Sta nascendo così una nuova fase, nella quale chi si è sentito coinvolto è stato chiamato a lavorare in Gruppi di lavoro, ognuno dei quali avrà la missione di tradurre le proposte in veri e propri progetti per la città, progetti che saranno portati all’attenzione e discussi con l’Amministrazione cittadina, per trasferirli in opportunità di lavoro concretamente attuabili.

C’è chi vede in questa azione la strada per un nuovo corso politico, nel quale persone di ogni credo politico e religione si uniscono per costruire insieme il bene comune: è una nuova forma democratica di partecipazione alla vita politica, grazie ad una cittadinanza attiva che ha in cuore l’amore verso i poveri.


La storia. Nel 2015 un piccolo gruppo di amici, con in cuore un grande amore per la città, si è sentito particolarmente sollecitato dal grido di dolore proveniente da una umanità che stava soffrendo per la crisi che in quel momento stava riducendo in stato di povertà sempre più numerose famiglie nella città di Genova.

Insieme ci siamo chiesti cosa poter fare e la prima risposta è venuta dall’individuare chi in quel momento stava soffrendo di più, chi rappresentasse il più povero.

Abbiamo preso in considerazione l’idea di aiutare i poveri con le mense, ma già c’è chi se ne occupa, di andare a portare aiuto e conforto ai barboni, ma ci saremmo aggiunti alle organizzazioni che già stanno svolgendo egregiamente quest’opera caritativa: Lo stesso per gli extra comunitari. Ma chi era davvero il più povero dei poveri, del quale nessuno si prendeva carico?

Si è così scoperto che il più emarginato nella situazione genovese era il “non occupato” che doveva questo suo stato non solo alla crescente disoccupazione dei giovani in cerca di lavoro, ma anche alle unità produttive messe fuori organico dal ridimensionamento di attività da parte delle aziende genovesi.

Dalle notizie raccolte dalle aziende genovesi, siamo venuti a conoscenza di una situazione sempre più deteriorata dal punto di vista industriale, che si sarebbe estesa a macchia d’olio, favorita anche dalle scelte sbagliate da parte di grandi gruppi industriali statali. La scelta infatti di privilegiare il settore militare a scapito del civile, con conseguente ridimensionamento di quest’ultimo, oltre ad essere una scelta eticamente poco sostenibile, avrebbe alimentato la perdita di posti di lavoro in un settore fondamentale per lo sviluppo economico della città.

Questa emorragia avrebbe interessato, nel tempo, migliaia di famiglie genovesi, con conseguenze negative molto pesanti per la vita della città: il non lavoro alimenta infatti il disagio, la droga, gli scippi e la micro criminalità, oltre a creare ansia e preoccupazioni nell’istituto della famiglia, pilastro della nostra comunità.

Abbiamo pensato che tutte le situazioni di crisi avrebbero potuto diventare una opportunità per il rilancio di Genova.

Genova potrebbe infatti costituire un laboratorio per la proposizione di tecnologie innovative nel settore della logistica portuale e territoriale, nel settore dei rifiuti e fornire un rilevante contributo alla soluzione da parte dell’UE del problema dei migranti.

Queste preoccupazioni e prospettive di soluzione sono state condivise da alcuni professionisti conosciuti in varie circostanze, animati come noi dalla passione per la città e dal desiderio di fare qualcosa per essa.

Insieme a loro abbiamo condiviso le priorità su cui indirizzare la nostra azione:

– lo sviluppo nella città di Genova di attività di logistica a valore aggiunto (collegate con il polo logistico genovese costituito da un tutt’uno tra porto, aeroporto, raccordi con autostrade e ferrovie, fattori di eccellenza che fanno diventare Genova un “unicum” di logistica intermodale a livello mondiale);

– la gestione dei rifiuti utilizzando anche le “vie d’acqua” costituite dai collegamenti marittimi tra i vari municipi genovesi, utilizzando le acque interne al golfo di Genova e proponendo la bonifica di una enorme discarica (la più alta ed a pendio scosceso più ripido d’Europa), trasformando una criticità in una opportunità unica al mondo, grazie all’utilizzazione di tecnologie innovative;

– la costituzione di una Agenzia Euromediterranea per la Cooperazione e lo Sviluppo dei Paesi Terzi Mediterranei, che abbia come missione la elaborazione di progetti di sviluppo condivisi con gli esperti di questi Paesi e che promuova l’interscambio tra le tecnologie sostenibili dell’UE in aiuto alla produzione di questi Paesi e l’export di questi prodotti verso l’UE.

Le suddette attività, parte delle quali sono universalmente riconosciute come ambientalmente sostenibili, durevoli nel tempo e generatrici di un valore aggiunto in termini di occupazione e ritorno economico tra i più elevati, possono produrre nuovi e durevoli posti di lavoro ed essere collocate in Genova nelle aree dismesse da precedenti attività industriali.

Per dare concretezza a tutto questo si è pensato di costituire una associazione, GENuOVA, a rappresentare la sua missione di contribuire alla realizzazione di una Genova Nuova, che potesse essere portata avanti da una generazione Nuova.

I nostri amici professionisti ci hanno fatto rilevare che, oltre a creare nuovi posti di lavoro, queste idee potrebbero costituire anche una speranza di recupero di un know-how importante, patrimonio delle aziende genovesi, che rischia di perdersi, a causa di una scelta scellerata da parte dell’Azionista di maggioranza (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

L’indirizzo, deciso a livello Governativo, privilegia infatti la scelta del settore militare, abbandonando di fatto il civile, penalizzando con ciò una serie di risorse interne alle aziende, che vengono ridimensionate nelle loro capacità professionali e, di conseguenza, nel loro apporto allo sviluppo dell’azienda.

Con questa scelta Genova verrebbe immediatamente depauperata di un importante valore, costituito dalla capacità lavorativa di questi lavoratori, creando situazioni di scontento e di non soddisfazione in lavoratori preziosi per il loro apporto professionale costituito da una fondamentale conoscenza, patrimonio della città, che verrà irrimediabilmente persa.

Le situazioni di crisi, pertanto, non sono limitate agli esuberi di provenienza ILVA, Selex, Erikson, ABB, Rinascente, Ponente Gomme, Pavimental, Gitiesse, CA.RI.GE, Fergen, Wind Tre, Nidec, Carmagnani e Superba per circa 3 mila lavoratori, ma anche dalla dismissione di produzioni di eccellenza, che invece hanno e potrebbero avere in futuro ancora mercato, nelle quali il know-how dei lavoratori genovesi è riconosciuto di grande livello.

Avendo presenti queste situazioni di crisi nella città, ci si è posto come obiettivo l’elaborazione di un progetto che scaturisse dagli elementi materiali ed immateriali costitutivi della città: la sua storia, la sua vocazione, la sua posizione geografica, il know-how delle sue aziende, i suoi valori espressi nella solidarietà e nella politica, progetto da metter a disposizione della città e dei suoi decisori politici.

Questa iniziativa ha contagiato nel tempo singoli e gruppi, trovando nello stesso Cardinale di Genova un convinto sostenitore del progetto.

Tra i vari gruppi incontrati ne ricordiamo due tra i più significativi: una comunità parrocchiale di un quartiere genovese e un gruppo di giovani, riuniti sotto la sigla “Supernova”. Con entrambi i gruppi si è subito evidenziata una forte consonanza di idee e ne sono nate proposte di collaborazione molto interessanti. Tra queste la costituzione di un Centro Studi che attualizzi in termini di progetto di fattibilità i temi espressi, anche attraverso specifici gruppi di Lavoro.

Recentemente abbiamo avuto modo di illustrare alla Scuola diocesana di formazione politica, in sintesi, le nostre proposte trovando un’adesione unanime e l’interesse ad approfondire alcuni temi in successive lezioni.

Trovandoci nel mezzo della campagna elettorale per l’elezione del nuovo Sindaco, nei mesi scorsi, si è deciso di sfruttare l’occasione per incontrare i candidati più rappresentativi in lista: tutti hanno recepito con grande attenzione e interesse le idee che abbiamo loro illustrato sullo sviluppo della città, aderendo positivamente alla proposta di proseguire il dialogo anche dopo l’elezione del Sindaco.

Con l’elezione del nuovo Sindaco possiamo dire che le promesse sono state mantenute: sono stati avviati contatti con alcuni componenti della giunta che si sono dichiarati disponibili a riconoscere l’associazione GENuOVA come interlocutore della Pubblica Amministrazione sulle questioni ambientali (problematica rifiuti) e patrimoniali (utilizzo di strutture dismesse per favorire lo sviluppo di attività industriali).

Ma anche lo stesso Sindaco si è reso disponibile e, incontrandoci, ha manifestato entusiasmo per le proposte illustrategli che è interessato ad approfondire nel dettaglio.

Inoltre, grazie ad un incontro quasi casuale, abbiamo conosciuto la Presidente della Commissione V del Comune di Genova, che – saputo dell’associazione e dei suoi obiettivi – ha espresso il desiderio di farne parte. Grande è stata la nostra meraviglia quando abbiam scoperto che buona parte delle competenze della commissione che presiede sono attinenti alle nostre finalità.

Queste coincidenze e i consensi che ci giungono da più parti ci spronano a continuare la strada, anche se non sappiamo dove ci condurrà.

Roberto Zanovello

4 Risposte a “GENuOVA: UN CONTRIBUTO DI AMORE ALLA COMUNITA’ DI GENOVA”

  1. Grazie Roberto. Mi sembra di aver capito un po’ meglio la tua/vostra azione e soprattutto l’amore per la nostra città e per chi è alla disperata ricerca di lavoro.
    Speriamo che, anche se in questo campo i tempi sono prevedibilmente lunghi, i frutti concreti non tardino ad arrivare. Tienici aggiornati degli sviluppi e auguri per tutto il tuo/vostro impegno.
    Agostino

  2. GRAZIE DELL’AGGIORNAMENTO SU QUESTO PROGETTO CHE CONOSCO DA ANNI PER LA MIA AMICIZIA CON ROBERTO E PER CUI TIFO PERCHE’ E’ OSSIGENO PER LA CITTA’ DI GENOVA.

  3. Carissimo Roberto, grazie per l’aggiornamento (che ci servirà anche in “campagna elettorale”…). Una cosa vorrei sottolineare di quanto esponi: la non condivisibile scelta governativa di privilegiare il settore militare rispetto a quello civile, con tutto ciò che di negativo tale scelta comporta. L’Italia è fra i maggiori produttori ed esportatori di armi, che poi vanno ai Paesi in guerra. Non si può incrementare il PIL in questo modo! Bisogna favorire la riconversione di tale produzione, com’è già stato fatto per le bombe a grappolo. Perché non impegnarci anche per dare qualche idea al riguardo? Io ci sto (e Carlo Cefaloni di “Città Nuova” ne sarebbe felicissimo). Grazie ancora e un abbraccio!
    Paolo Venzano

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