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LA MISERICORDIA “NON E’ UNA PARENTESI”, MA L’”ICONA” DELLA CHIESA

la Lettera apostolica che chiude il Giubileo, “Misericordia et misera”

Misericordia et misera è il titolo della Lettera apostolica indirizzata a tutta la Chiesa per continuare a vivere la misericordia sperimentata durante l’intero Giubileo straordinario. Papa Francesco l’ha formata domenica scorsa al termine della celebrazione per la chiusura del Giubileo.

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La lettera breve, utilissima perché non ha una terminologia dottrinale ma quasi pare un discorso del papa al lettore a cui spiega alcuni particolari fondamentali dell’amore di Dio per l’uomo. E l’esempio con questo amore è l’incontro tra Gesù e l’adultera: “Non s’incontrano il peccato e il giudizio in astratto, ma una peccatrice e il Salvatore”.  Qui dice la lettera Gesù riporta l’amore al centro della Legge mosaica, al centro c’è l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto”. Così “Gesù ha guardato negli occhi quella donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata”.  E “una volta che si è rivestiti della misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente”.

Non c’è legge che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo. Fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina. C’è un valore propedeutico nella legge  che ha come fine la carità . Tuttavia, il cristiano è chiamato a vivere la novità del Vangelo, «la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù». Anche nei casi più complessi, dove si è tentati di far prevalere una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina”.

Papa Francesco scrive quasi la continuazione qui, della lettera si S Paolo sulla carità e precisa:  “Nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato. Non possiamo, pertanto, correre il rischio di opporci alla piena libertà dell’amore con cui Dio entra nella vita di ogni persona. La misericordia è questa azione concreta dell’amore che, perdonando, trasforma e cambia la vita”.  “Abbiamo celebrato un Anno intenso durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia, adesso occorre proseguire su questa strada, docili allo Spirito, che “indica sempre nuovi sentieri da percorrere per portare a tutti il Vangelo che salva”.

Il Papa ricorda la centralità della misericordia nella celebrazione eucaristica e nella Parola di Dio – invita a dedicare una domenica dell’Anno liturgico all’approfondimento della Sacra Scrittura – esortando a evidenziarne la forza in omelie ben preparate. E indica una serie di consigli ai confessori ad esempio affinché siano accoglienti, chiari, generosi nel perdonare. E precisa che tutti i sacerdoti potranno assolvere il peccato di aborto pur ribadendo che  l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia”, afferma “che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre”.

Alle famiglie rivolge l’invito a “guardare a tutte le difficoltà umane con l’atteggiamento dell’amore di Dio, che non si stanca di accogliere e di accompagnare”. Ai sacerdoti è chiesto “un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante perché chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito” nel Popolo di Dio e la lettera si conclude con istituzione della giornata mondiale dei poveri. “Termina il Giubileo – scrive il Papa – e si chiude la Porta Santa. Ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata.

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Abbiamo imparato che Dio si china su di noi perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui fratelli”, in particolare i poveri e i sofferenti. “Non possiamo dimenticarci dei poveri”. Per questo istituisce per tutta la Chiesa la Giornata mondiale dei poveri nella XXXIII Domenica del Tempo Ordinario. “Fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa sottolinea – non potrà esserci giustizia né pace sociale” nel mondo. “È il momento – conclude il Papa – di dare spazio alla fantasia della misericordia” che, attraverso la semplicità di piccoli gesti quotidiani, “segni concreti di bontà e tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati”, può “dar vita a una vera rivoluzione culturale” in tutto il mondo.

Silvano Gianti 

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