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LA SUSSIDIARIETA’ COME RISORSA OCCUPAZIONALE

La convocazione degli “Stati generali” all’ inizio di maggio, l’Assemblea nazionale costituente il 9 luglio…Stiamo parlando degli eccezionali strumenti realizzati o proposti per fronteggiare una situazione, qual’ è quella italiana (e non solo…), che sfugge a memoria d’uomo e fors’anche ai libri di Storia? No.

Stiamo parlando della… Rivoluzione francese! Eppure il lungo e totale blocco delle attività, una caduta del PIL mai sperimentata, l’agitazione che serpeggia nelle classi sociali, e soprattutto nella massa dei poveri, se non porterà alla presa di alcun carcere (come avvenne per quello della Bastiglia e nonostante le agitazioni ultimamente verificatesi anche in questo campo…), fa davvero pensare alla “vecchia” Rivoluzione…

L’auspicio è che anche l’attuale crisi italiana stia creando i presupposti per uno Stato democratico più moderno. E più giusto. Ma procediamo con ordine…

Uno dei dati per me più positivi di questo periodo è che molti studiosi italiani hanno utilizzato (o stanno utilizzando) le loro conoscenze specialistiche per aiutare il Paese ad uscire dalla situazione e – come dianzi auspicato – ad uscire complessivamente migliori.

Stefano Allievi

Fra detti contributi, io citerei per primo “La spirale del sottosviluppo” (ed. Laterza) di Stefano Allievi, docente di Sociologia nell’ Università di Padova. Si tratta di una ricerca, pregevolmente redatta con linguaggio chiaro e poco tecnico, con la quale si rilevano i fenomeni e i dati fortemente negativi che, in decenni di storia italiana, hanno nell’ insieme creato una sorta di “spirale perversa”. Efficace e adeguata l’immagine della “spirale”. Infatti il merito della ricerca è quello di mettere in connessione i deficit italiani nei vari campi, dimostrando come essi siano strettamente interconnessi. E come all’ inizio della catena che oggi ci trascina verso il sottosviluppo ci sia l’anello fondamentale della crisi demografica. “Siamo un Paese che muore lentamente, scrive il sociologo, invecchiando, spegnendosi, consumandosi goccia a goccia come una candela”. E tuttavia gli stessi dati negativi inglobano per così dire la chiave per cambiare direzione, per cui il lavoro di Allievi è, da questo punto di vista, tutt’altro che una pura e semplice denuncia. Senza considerare che, nelle conclusioni, viene indicata una serie di piste concrete sulle quali incamminarsi e agire per invertire il senso della “spirale”.

Fabrizio Barca

Ma il problema dei problemi resta la crisi demografica. Ricordo in proposito, con l’ISTAT, che l’Italia nel 2019 ha registrato solamente 435 mila nascite, come a dire il “ricambio naturale” più basso in 102 anni. Ciò significa che per 100 persone decedute sono arrivati soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96). E si prevede che nel prossimo biennio i nati caleranno ancora di almeno ventimila unità. E’ appena il caso di ricordare, al riguardo, che ogni grave e perdurante calo demografico conduce inesorabilmente – e comprensibilmente – alla dissoluzione della nazione interessata. Ergo…

Logicamente successiva allo studio di Allievi io metterei l’interessante pubblicazione di Fabrizio Barca e Patrizia Luongo dal titolo “Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto e giustizia sociale ”( ed. il Mulino). E’ un saggio che meriterebbe ben più delle poche righe che sto necessariamente dedicandogli. Agli interessati consiglio comunque di consultare il sito del “Forum Disuguaglianze Diversità”, coordinato da Barca. Considerato che l’auspicata ripresa in campo economico e sociale dell’Italia confermerebbe attualmente l’inaccettabile “gap” fra ricchi e poveri, con crisi non più sostenibili, il senso dell’opera sta nella domanda che gli Autori si pongono: che senso ha una crescita che non risponde alla giustizia sociale? Da ciò conseguono le 15 proposte per realizzare qui da noi una maggiore giustizia sociale.

Ma il lavoro, pure uscito nelle scorse settimane, che maggiormente colpisce (e per molti certamente “stupisce”) è quello di Pietro Ichino: “L’intelligenza del lavoro” (ed. Rizzoli). L’Autore, docente notissimo di diritto del lavoro, già impegnato nella politica attiva, rivela a chi ne approfondisce il pensiero la sua segreta ispirazione: don Lorenzo Milani, da lui conosciuto negli anni giovanili.

Pietro Ichino

Ichino premette che può sembrare incredibile, ma che nel nostro Paese esistono ancora quelli che lui chiama “grandi giacimenti occupazionali” inutilizzati. Ma per occuparli, dice, servono personale qualificato e specializzato (la cui carenza in Italia fa notoriamente “soffrire” le imprese) e i relativi servizi di formazione ed orientamento professionale. Singolare appare quindi l’idea che in tal modo finisca l’era dell’esclusiva scelta dei lavoratori da parte degli imprenditori e abbia invece inizio l’era in cui siano anche i lavoratori a… scegliere e “ingaggiare” l’imprenditore, quello cioè più capace di valorizzare il loro lavoro.

Naturalmente, per quanto sopra c’è anche bisogno di un sindacato che sia capace di assumere quella che Ichino chiama “l’intelligenza collettiva dei lavoratori”.

E’ un rovesciamento del tradizionale andamento del mercato del lavoro e una visione in buona parte diversa del ruolo del sindacato. Ed è in qualche modo un’applicazione, sia pure inconsueta, del principio di sussidiarietà (già definito da Pio XI nell’enciclica Quadragesimo anno del 1931 e poi inserito nell’ art. 118 della nostra Costituzione). Si tratta infatti del principio secondo cui se un ente è capace di svolgere bene un compito l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione. E qui servirebbe ancora la partecipazione di un sindacato “nuovo”, tale cioè da assicurare i  “collegamenti” e i vantaggi del caso non solo ai lavoratori, ma agli stessi imprenditori e nel complesso al Paese.  

Un’utopia o comunque un modello ideale e perciò stesso irrealistico? Forse. Ma non è proprio quando i tradizionali riferimenti vengono stravolti e mostrano tutte le loro crepe che occorre provare a costruire qualcosa di differente, secondo un altro progetto, appunto una nuova “intelligenza”?

Paolo Venzano

 

 

 

 

 

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