Mario Raggi: ha creduto all’amore di Dio e lo ha mostrato con la sua vita …

Mario Raggi: 27/07/1937 – 14/10/2021

Mario Raggi è nato il 27/07/1937 a Casale, una frazione del comune di Pignone in una famiglia numerosa. E’ sempre stato il punto di riferimento per la famiglia di origine, per i fratelli e i nipoti, fino agli ultimi giorni di vita. Si era sposato con Giovanna. Dalla loro unione sono nati tre figli: Roberta, Riccardo e Marica. Ha potuto godere la gioia di essere attorniato da sette nipoti.

Ha concluso il Santo Viaggio il 14 ottobre 2021.

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Venuto a contatto con il Movimento dei Focolari negli anni 60, dopo qualche anno è entrato a far parte dei Volontari di Dio e inserendosi in un nucleo ha portato la sua esperienza di vita concreta e totalitaria.

Attraverso alcune testimonianze possiamo ripercorrere un po’ la sua vita, il suo incontro con l’ideale di Chiara Lubich e il suo impegno sociale.

Racconta Bruno dal Molin: “….nel vedere per l’ultima volta il tuo corpo disteso, sereno e con il tuo solito sorriso, è stato immediato ritornare a quel passato che ci ha visti uniti nel percorrere lo stesso cammino: quel cammino donatoci da Dio a seguirlo sulla strada di Chiara Lubich.

Non erano ancora giunti gli anni ’70 quando ci incontrammo per la prima volta, nella tua parrocchia di San Bernardo alla Chiappa. Ero stato invitato a tenere una conferenza per illustrare il Movimento dei Focolari, all’epoca oggetto di critiche e di molta curiosità. La serata si chiuse positivamente.

Tu per primo, Francesco Bronzina e Franco Pacelli, mi chiedeste di saperne di più. La tua generosità si spinse oltre sino a mettere a disposizione la tua casa, presso la quale organizzammo incontri periodici. Da lì partirono importanti vocazioni, con esempi che ci guidano ancora a distanza di 50 anni.

Ma ritorniamo alla sera del nostro primo incontro. Ricordo la tua preoccupazione dovuta al giorno dopo: eri stato trasferito come sarto, dalla sede spezzina al nuovo stabilimento di Arcola; dovevi essere al lavoro alle 7.30. Guarda caso anch’io prendevo servizio presso la nascente agenzia della Cassa di Risparmio, poco distante dalla banca nella quale lavoravo. Ricordo la severità dei tuoi datori di lavoro: li conoscevo bene perché erano clienti della banca. Fosti tanto bravo, che riuscisti ad organizzare un incontro all’interno della fabbrica con tutto il personale, compresi i titolari.

Lo scopo era quello di presentare la rivista Città Nuova del movimento dei Focolari e quindi proporre a tutti di abbonarsi. Fu un successo.

Dopo alcuni anni diventasti un mio collega di banca e dopo qualche anno di servizio fosti promosso nell’agenzia proprio vicino a casa tua. Ancora oggi molti clienti ricordano il tuo spirito di servizio e la tua affabilità. E poi, quanto volontariato facevi…! Ti prodigavi in parrocchia e presso il carcere locale dando il meglio di te stesso, senza mai trascurare la famiglia, verso la quale sei stato un grande marito e un grande padre. Ora vai Mario, vai verso quel paradiso che hai meritato, credendoci sempre. E grazie per l’esempio che hai dato a tutti noi della comunità spezzina del movimento dei focolari. Tuo Brunetto: così mi hai sempre chiamato”.

Roberta Corona ricorda: Il nostro Mario! Quante ceste d’amore porterà in paradiso! Con la sua semplicità e generosità, insieme a Giovanna era sempre pronto ad accogliere specialmente i soli: “cosa otterrete se amate chi vi può contraccambiare, amate chi…? Penso anche ai tanti carcerati di cui si è preso cura, rispondendo ai più svariati bisogni! Sono sempre rimasta colpita dalla sua generosità radicata nell’amore a Gesù nei fratelli che Dio gli ha dato di servire per amore Suo!

Ho un ricordo molto bello della giornata della comunità locale a Castellazzo, quando Mario raccontava che durante il suo lavoro in banca subì una rapina. Fu un’esperienza molto forte, ma nonostante ciò, quando il parroco (che non era al corrente di quanto accadutogli), lo consigliò di fare volontariato nel carcere, accolse la proposta e lì si impegnò molto seriamente.

Maria Rosa Bronzina: Anch’io ho un ricordo bellissimo di Mario, proprio un fratello. Anche lui, come Dario, ha accompagnato mio fratello Luciano quando non stava bene, per dare un po’ di sollievo a mamma e papà, con un amore più grande di un familiare.

Ricordo anche il periodo in cui in mille modi mi faceva arrivare quel vestiario che poteva essere donato solamente ad organizzazioni non di lucro…..quante persone nel mondo ha potuto aiutare e fare felici!!! (Brasile, Cuba). Era uno che faceva fruttare tutti i talenti che Dio gli aveva dato.

……..

Scrive Mario Sturlese: Mario nella sua famiglia ha sempre cercato di mantenere i legami parentali con e fra i figli, fratelli e nipoti. Sua caratteristica, come è stato evidenziato, l’immediatezza di venire incontro alle esigenze più svariate delle persone che avevano bisogno. Sentiva molto, e lo ricordava spesso in nucleo, l’importanza di essere formati e informati. Era sempre entusiasta e riconoscente, quando gli proponevo di leggere alcuni articoli che gli suggerivo per approfondire argomenti di cui avevamo trattato e mi telefonava per ringraziarmi. Aveva un carattere forte e ben definito.

Brigida ricorda che quando lasciò la cura della zona della Val di Vara a Mario e Sara Puccinelli, questi l’hanno portata avanti con grande impegno, costruendo un clima di famiglia anche per mezzo della diffusione di Città Nuova….

Anche Rosanna Garosi conferma  questo aspetto: era molto conosciuto in quella zona e aggiunge che durante i viaggi in macchina, non dimenticava di fare visita al cimitero di Brugnato dove è sepolto Gino Cerchi. Una volta si è spinto perfino a Tarsogno dove invece è sepolto Mario Girardi, un nostro impegnato parrocchiale. Conclude Rosanna: “Non lo ringrazierò mai abbastanza”.

L’ultimo tratto del Santo Viaggio di Mario:

Bruno Costa: L’ho incontrato l’ultima volta una settimana prima che entrasse in coma. Era molto sofferente e confuso e non aveva forze, ma quando l’ho salutato, prima di lasciarlo, ha alzato la testa, mi ha sorriso e ha fatto con il pollice il segno “uno”!. Questo è l’ ultimo ricordo che ho di lui.

Anche Rosaria riporta la stessa esperienza, infatti ricorda che in pronto soccorso, pur essendo molto dolorante, ha fatto lo stesso gesto di unità. Nel nucleo ribatteva sempre che bisogna vivere dai tetti in giù e avere i piedi in terra e il cuore in cielo. Non mancava mai di darci esperienze concrete. Curava molto i rapporti con i parenti e faceva sempre il primo passo per dissipare i contrasti, soffrendo quando i dissidi non si risolvevano. Anche l’ultimo viaggio a Chiavari da un parente che non stava bene ci dice la sua tensione ad amare sempre. Non potendosi muovere agevolmente per un problema di cui soffriva al piede, e avendo desiderio di fare qualcosa per i sette nipoti, si era ingegnato in cucina, preparando innumerevoli teglie di torte, polpettoni e cannelloni ripieni che sapeva erano la delizia dei nipoti e poteva così accontentarli nei loro gusti.

Non si contano poi gli abiti modificati da lui che era un ottimo sarto. La vecchia Singer a pedale lavorava tantissimo, e così pure il vecchio e pesante ferro da stiro. La sua casa è stata per anni, un via vai di nipoti che sono cresciuti con i nonni. Quante volte la macchina di Mario lì ha accompagnati o presi quando frequentavano l’asilo o la scuola!!! Aveva un amore speciale per loro e soffriva se prendevano strade che non condivideva. Ma non si stancava di fare qualcosa per loro. Ha accompagnato tanti dell’ Opera nel loro ultimo viaggio: Ezio Massone, di cui teneva gelosamente, la registrazione del suo testamento spirituale…. Gino Cerchi e Osvaldo Sari e tanti altri. Mario inoltre aveva una memoria storica, ricordava spesso citazioni e aneddoti di  Chiara, dei focolarini o dei volontari di Dio di tanti anni fa.

È stato uno dei primi soci della Cooperativa Loppiano e per molti anni ha messo a disposizione il suo fondo come deposito dei vari prodotti della Cooperativa e poi provvedeva alla distribuzione agli acquirenti.

Guido Costa scrive: Oggi c’è stato il funerale di Mario. La chiesa di Sant’Antonio in Gaggiola era piena. Questa cerimonia è stata il degno coronamento di una vita intensa, umana e spirituale.

Ho conosciuto Mario tanti anni fa; lo conobbi ad un incontro di volontari di Dio in preparazione, a Rocca di Papa. Quello che mi ricordo di quel periodo era la sua gioia straripante, si capiva che aveva trovato la perla preziosa di cui parla il Vangelo. Negli anni a seguire, avevo potuto constatare la sua generosità insieme a Giovanna. Avevano ospitato in casa, una famiglia che per disperazione, non avendo casa, si erano sistemati sotto il porticato del Comune di La Spezia.

Per quanto mi riguarda, ricordo che stavo attraversando un periodo di difficoltà e Mario mi disse: “Ricordati che io sono pronto a morire per te”. In cuor mio ho sentito che questo era vero, non soltanto parole. La sua tensione era sempre quella di amare ogni prossimo che gli passava accanto. Ci ricordava una frase detta da sua nonna: “Ricordate che in paradiso non si va in carrozza”.

Ha sempre avuto una passione per Umanità Nuova. Si occupava di politica, del sociale, delle persone senza fissa dimora ospitate in alloggi della Caritas: quante nottate passate per sorvegliare queste persone! Tutto fatto sempre con fedeltà, dovendo affrontare a volte disagi di non poco conto.

Sandro Carrozzi: Ieri il funerale di Mario Raggi, un momento bello che definirei “in uscita” grazie alla sua vita. La famiglia molto unita. Tanti amici e conoscenti, la predica di un sacerdote non dell’Opera, il ricordo di un frate francescano con il quale aveva lavorato per i carcerati e i bisognosi, i canti nostri in sottofondo, un gruppo dell’Opera nutrito ma non “invasivo”, i saluti dei “genovesi” portati da Bruno Graffigna. Ciò che è fatto per amore vince la morte e dà un’anima alla vita di tutti.

All’omelia funebre, don Orazio, diceva che Mario ha sempre creduto all’amore di Dio, lo ha dimostrato con la sua vita ed egli stesso ne ha avuto la prova. Anche padre Felice, cappellano del carcere dove Mario aveva fatto volontariato, non potendo essere presente, ha inviato una lettera nella quale emergeva quanto Mario aveva dato e il rapporto di amicizia tra loro. Mario distribuiva generi di prima necessità ai detenuti, pagando anche di tasca sua: spediva lettere, ritirava soldi e qualche volta li accompagnava fuori in permesso. (Una volta un detenuto gli è scappato).

Inoltre è riuscito a far studiare un detenuto fino alla laurea. Alla Caritas parrocchiale ha servito per anni innumerevoli persone bisognose. Si è preso cura anche di alcuni Senegalesi che abitavano vicino a lui portando loro cibo e non di rado elargendo denaro.

…….

Ed ora dopo questa bellissima carrellata di impressioni, concludiamo con una esperienza, raccontata da Mario Raggi stesso, quando assistette Osvaldo Sari durante la malattia:

“Il mio rapporto con Osvaldo ha un profondo cambiamento domenica 20 febbraio, quando la sua salute ha un brusco quanto inaspettato peggioramento. In un momento di particolare unità mi disse: “Mario, non sto bene, e penso che difficilmente potrò restare solo; cosa dici se durante il giorno mi trasferisco a casa tua? Con voi sto molto bene, mi trovo a mio agio…”. Mi fermo un momento per capire meglio, poi rifletto…Gesù, ma sei Tu che mi chiedi di amarti concretamente? Così da quel giorno il vivere quotidiano della mia famiglia è un po’ cambiato.

Al mattino, circa alle 11.00 andavo a prenderlo a casa, e rimaneva con noi sino a sera; questo era per lui molto rasserenante, ed era occasione per pregare insieme. Ripeteva spesso che l’Opera ci ha fatti una famiglia, noi siamo una famiglia.

Quando il dolore lo assaliva, ripeteva sempre: “Gesu’, ciò che mi fa male è mio”.  Il 12 febbraio lo accompagnai in ospedale per una TAC. Poco dopo il medico mi dice che Osvaldo deve essere ricoverato d’urgenza perché c’è in atto una piccola emorragia alla testa. Osvaldo comincia ad agitarsi, è tutto un tremito, si vede che è molto preoccupato e in ansia per il suo futuro.

Appena rimasti soli ho potuto dirgli: “Osvaldo, è G.A. che è venuto a trovarti, facciamoli festa insieme”. In quel momento sono stato testimone di un piccolo miracolo; Osvaldo si è subito rasserenato, e con un piccolo sorriso mi ha detto: Mario, diciamo insieme, come dice Chiara, “sei Tu, Signore, l’unico mio bene”.

Il giorno della sua partenza, mi sono svegliato alle 6 di mattina, e non riprendevo sonno. Allora mi sono detto: vado da Osvaldo. È stata l’occasione per avvertire tempestivamente un volontario del suo nucleo che ha fatto una catena di telefonate, per cui quando è partito l’abbiamo potuto accompagnare insieme al Paradiso”.

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3 Risposte a “Mario Raggi: ha creduto all’amore di Dio e lo ha mostrato con la sua vita …”

  1. Grazie. Ho conosciuto Mario nel 1970. Ero un Gen e siccome ero militars a Spezia, ho preso contatto con la comunità. Di Mario mi ha colpito la sua semplicità d’anima. Per me incarnava una parabola particolare sul Regno dei Cieli, quando Gesù dice: “Se non lo accogliete come uno di questi piccoli, non potete entrare”.

  2. Anch’io ho un bellissimo ricordo di Mario. Ci eravamo conosciuti per via di Umanità Nuova e della politica e da quei primi momenti ogni volta che ci si incontrava era una festa.

  3. sono alberto volontario di genova dagli anni ’60…ho incontrato Mario agli incontri come tanti…oggi 25-04-22 ringrazio di cuore il Signore per la realtà di Mario e per la bellezza del cuore di ciascuno di voi che mi avete fatto vivere con le vostre testimonanze una realtà di Paradiso…un grande grazie per il dono dell’Ideale…il Signore ci benedica…

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