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NINO – AMARE E SERVIRE I FRATELLI

Dopo la pubblicazione del messaggio di Emmaus in occasione della partenza di Nino Oliva per la Mariapoli celeste, ci sono giunte varie richieste di sapere qualcosa di più della sua vita e della sua famiglia. Abbiamo chiesto aiuto a sua figlia Lucia.

Lucia, raccontaci qualcosa della sua famiglia e della sua infanzia.Oliva Nino-a Nino e IDA

Papà Nino era nato a Milazzo il 16 giugno 1921, tre giorni dopo la grande festa di S.Antonio, di cui porta il nome: gli è sempre stato caro questo fatto, e ci teneva moltissimo; diceva con gioia: “hanno festeggiato il mio santo ancor prima che nascessi!”. Era il terzo di cinque fratelli. La sua famiglia viveva la fede in Dio non solo nel rispetto della tradizione ma in un’atmosfera di sereno amore vicendevole. Il padre, capofamiglia tradizionale ma amorevolissimo verso la moglie ed i figli dirigeva lo stabilimento di estrazione e lavorazione della pietra pomice ad Acquacalda, sull’isola di Lipari: per questo la famiglia visse un certo numero di anni sull’isola. L’infanzia di papà Nino si è svolta lì, a stretto contatto con il mare, che è sempre stato “il suo elemento”, il suo ambiente prediletto, nell’amore per il quale ha cresciuto anche noi figli. Ricordando il periodo della sua infanzia isolana, papà scriveva: ” … Di quel periodo ricordo la mia vita libera a contatto con una natura meravigliosa!”.

Questo suo amore immenso per la natura, “il Creato” – splendido dono di Dio, da amare e rispettare – è sempre stato un elemento importantissimo nelle esperienze che con la mamma ci faceva vivere: come era bello vedere il suo entusiasmo nell’insegnarci a nuotare, a pescare… vedere i sui tuffi, la sua cattura dei polpi… Ci sarebbero da raccontare tanti bei ricordi ed aneddoti!

Papà ci ha insegnato ad amare ed imparare dalla natura… a tutto tondo, anche accompagnandoci negli ambienti a lui meno familiari della campagna e delle distese invernali innevate (ove peraltro lui era proprio un “pesce fuor d’acqua”!), per amore, per farci contenti.

E poi, negli anni dell’adolescenza?

Oliva Nino-Carnevale 1974Quando il padre dovette lasciare l’azienda (che era passata ad un proprietario tedesco), la famiglia tornò a Milazzo: qui papà Nino compì gli studi delle medie, e poi quelli delle superiori, come perito tecnico-meccanico, nella città di Messina.

A Milazzo suo padre aveva fatto costruire una bella casa, vicina alla Spiaggia di Ponente, “tutta di ghiaia fine e lucida come chicchi di riso” (che spesso, scherzosamente, lui paragonava alle spiagge liguri in varie zone, fatte da grossi sassi un po’ scomodi…).

Il periodo milazzese dell’adolescenza è quello di cui papà ci narrava l’armonia famigliare, i frequenti incontri con i numerosi parenti, il giardino pieno “di ogni tipo di frutta”, a cominciare da una celeberrima generosissima pianta di fichi… Tutti ricordi ammantati da un’aura di serenità semplice e di pace, momenti festosi, un “idillio” che subì una brusca interruzione nel suo animo e nella vita concreta con lo scoppio della guerra.

Ma com’è stato che Nino è venuto al Nord?

È appunto con la guerra che papà venne al nord, mandato nella zona di Torino (a Chivasso), nel genio ferrovieri. A quel lungo periodo, tutto vissuto dunque lontano sua terra, risalgono i suoi ricordi di grandi momenti di dolore, tra la vita dura imposta dalla situazione, la solitudine ed il drammatico distacco dalla famiglia lontana e di cui aveva rare notizie, oltre alla precarietà della vita che sperimentava sotto i bombardamenti (nei suoi scritti trovati di recente, ricordava come questi duri momenti fossero stati importantissimi nel fargli sentire la chiamata ad un rapporto più profondo e totalitario con Dio).

Proprio in questo difficile periodo, poi, avvenne un fatto che si impresse indelebile nell’esperienza di papà. A Milazzo (dunque mentre lui era lontano, a Torino, sotto le armi durante la guerra), suo padre, poco più che cinquantenne venne investito da un camion militare che stava sbandando dalla strada e morì salvando una nonna con il nipotino in braccio che stavano per esserne travolti. Questo esempio di amore eroico del papà per il prossimo, segnò moltissimo la sua vita e i suoi sentimenti, imprimendogli nell’anima l’importanza di vivere l’attimo presente “con solennità”, in una continua tensione alla custodia dell’ amore e della pace.

Papà ci ha trasmesso questo insieme di valori con il costante richiamo, come cosa sacra, al salutarsi sempre bene (prima di uscire, prima di andare a dormire la sera…) ed alla necessità costante – ogni qual volta ci fossero state incomprensioni, liti, dissapori – di riconciliarsi sempre, sempre, sempre e con tutti, perdonando gli altri e, reciprocamente, chiedendo scusa, per primi: sempre fare la Pace.

Poi venne un’altra dura sofferenza: per una malattia contratta in quel periodo dovette stare per vario tempo all’ospedale militare e nonostante avesse infine praticamente perso un polmone, visse grazie a Dio una vita lunga e sana.

Subito dopo la guerra, per cercare lavoro, papà fece un concorso alle poste.Oliva Nino-comunione Francesco

Non era certo il suo lavoro ideale: ci raccontava spesso che da bambino aveva pensato “mai farò quel lavoro, a mettere timbri tutto il giorno…!!”. Il concorso lo vinse, anche con il massimo punteggio, e solo dopo scoprì che, come invalido di guerra, avrebbe avuto comunque diritto all’assunzione; quindi, sorridendo (ma anche con una punta di soddisfazione e quasi di orgoglio) ci faceva notare che l’impiego l’aveva però conquistato con le sue forze.

E quanto alla vita spirituale?

In questo periodo giovanile doloroso si era fatta strada la sua ricerca di un più profondo e ricco rapporto con Dio: sentiva il desiderio di una fede più grande, ricca, profonda. Un caro collega civile conosciuto durante il suo servizio militare nel genio ferrovieri, con una trentina d’anni in più di lui, fu la sua figura “paterna” di riferimento in quegli anni. Era un uomo molto retto e pio e si prese cura di lui anche dal punto di vista spirituale, lo aiutò nella formazione e lo avviò alla cresima, in cui gli fu padrino un giovane e caro commilitone. Papà divenne in questo periodo molto devoto a Maria e in particolare ci parlò qualche volta di un santuario mariano (quello della “Madonna delle ghiaie di Bonate”), ove era stato in pellegrinaggio ed ove aveva chiesto a Maria la grazia della sua guarigione.

E con voi figli come era papà Nino?

Lui era totalmente dedicato a noi figli, in tutto. Papà (come pure la mamma Ida… uguali!) è sempre stato di una generosità gratuita e naturale, che ha cercato di farci respirare come bella e gioiosa condotta di vita. Quante volte un bel dono arrivato in famiglia… prendeva subito altre strade, diretto a persone bisognose di beni o di affetto…; e noi figli spesso protestavamo, scoprendolo, ma… che ricchezza e gioia vera, crescendo, ci è rimasta nel cuore ripensando a quegli episodi!. Era perfetto papà? Certo che no, era molto umano! Ad esempio, era di temperamento iroso, focoso, capace di accendersi come un fiammifero (… del resto noi 4 figli eravamo delle piccole belve…); insofferente  alle discussioni e istintivamente portato a cessarle in fretta ed autoritariamente: “… Chi comanda in questa famiglia?!”… “…Siamo allo sbando!”… “… Non s’è mai visto!… nelle altre famiglie queste cose non succedono”… MA POI, SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE CHIEDEVA SCUSA…   A volte anche con persone estranee potevano svolgersi scene di dissapori molto teatrali… e talvolta davvero inspiegabili:… “Ma che figura”, dicevamo noi figli, “non sarebbe stato meglio non discutere?…”.

Ovviamente, anche dopo episodi del genere, cercava sempre la riconciliazione, sapendo tornare indietro a chiedere scusa (anche quando, come per lo più accadeva, aveva in realtà ragione lui…). L’importante era la pace.

E come è stato il suo incontro con il Movimento dei Focolari?

Oliva Nino-festa con le famiglie a GenovaDopo la fine della guerra e la completa guarigione, papà raggiunse la madre e i fratelli ancora non sposati che nel frattempo si erano trasferiti nelle Marche. Ad Ascoli Piceno conobbe la famiglia Santanché, e grazie a loro incontrò l’Ideale di Chiara. Quando ne parlava, papà ci raccontava di essere rimasto davvero, “edificato” da questa bella famiglia.

Da quel momento in avanti, la vita di papà è stata segnata dall’impegno a vivere per l’unità: in famiglia, in focolare, con tutti i prossimi che incontrava… Come ha ricordato Emmaus nella lettera in occasione della sua partenza per il Cielo, che è stata pubblicata anche su questo sito.

Ringraziamo Lucia per queste preziose notizie, e in particolare per il dono di alcune esperienze personali di Nino che ha rintracciato fra le sue carte, che riportiamo di seguito.

 A cura di Franco Pizzorno



DAI SUOI SCRITTI

 (si riferice al periodo dopo la sua Cresima) “… da quel momento mi sentii veramente trasformato: quel Dio che io avevo ricominciato a conoscere meglio ed amare, lo sentivo palpitare nel mio cuore. La mia anima, invasa da Lui, sentiva una grande riconoscenza ed il bisogno di fare quanto potevo per testimoniargli il mio amore. Mi sentii in qualche modo al Suo servizio: amarlo e farlo amare, difendere il Suo nome davanti a chi lo offendeva. Ripresi a pregare con le preghiere imparate da bambino ed ho cercato di capire qualcosa della S. Messa.

Oliva Nino-a Monterosso pomeriggio dopo la spiaggia(nel periodo di guerra) La guerra continuava ed il 13 maggio 1944, a Chivasso, mi trovai sotto un altro bombardamento aereo, ero all’aperto, le bombe cadevano vicine e numerose. Mi disposi a faccia a terra e pensando che stavo per morire ho raccomandato a Dio tutti i miei cari. Pochi giorni dopo rientrai al Distretto di Ivrea. Ero fisicamente disfatto per la fame e la stanchezza e fui ricoverato all’ospedale militare di Torino. Mentre ero ancora ad Ivrea mi recai in visita al Santuario della Madonna per affidarmi a Lei…… Nelle tasche di un cappotto abbandonato da un militare che era scappato via trovai un libretto: era il S. Vangelo. Così per la prima volta in vita mia mi trovai con il Vangelo tra le mani. Cominciai a leggerlo e meditarlo, alcune frasi avrei voluto scriverle a caratteri cubitali lungo i cornicioni dei palazzi, perché chi passava potesse leggere e tradurle in vita ogni momento della giornata.

…. Sentivo il bisogno di anime guida, e per questo avevo pregato per poter avere sempre qualcuno cui guardare per poter vivere la mia vita da cristiano e sono stato gradualmente esaudito: avevo conosciuto dei sacerdoti, ottimi padri spirituali nei vari posti ove andavo.

Con qualcuno mi tenevo in corrispondenza epistolare, ma io avevo bisogno di giovani laici come me, come modello da seguire.

Ho trovato durante un mio ricovero in ospedale due ottimi giovani, spiritualmente più formati di me che mi hanno aiutato molto a percorrere un periodo della mia vita.

Finita la guerra ci separammo, rimanendo collegati per corrispondenza finché il Signore non li chiamò al Suo cospetto.

(Dopo la guerra) partecipai con gruppi vari a convegni e campeggi. In un campeggio in montagna conobbi un giovane medico, sempre sorridente e premuroso con tutti. Era una di quelle anime guida chieste al Signore? Non una ma tante, era un focolarino, che mi aveva affascinato con la sua testimonianza.

Tramite lui conobbi altri e scoprii un enorme filone d’oro, di “anime guida” legate dall’amore scambievole: “Dove due o più sono uniti nel mio nome…”.

Dicevo a me stesso: ma è meraviglioso. Giovani come me che in pieno XXo secolo vogliono vivere il Vangelo alla lettera. Oliva Nino-mare con francescoHanno lasciato tutto per Dio, scegliendolo come loro unico IDEALE. Perché si amano, fanno la totale comunione dei beni per vivere la povertà evangelica. Ecco, è proprio quello che cercavo!

Credono, amano e servono Gesù nel prossimo e io l’ho sentito questo amore, a contatto con loro mi sono sentito amato, ascoltato come se fossi stato in quel momento per loro l’unica persona al mondo. “…Prova anche tu e vedrai!”

(esperienze nel lavoro) Lavoravo allora in un ufficio statale e decisi di provare a vivere così, tenendo unito Gesù in mezzo a anche a distanza con i focolarini.

Ecco quanti fratelli davanti al mio sportello! Gesù vuole essere amato e servito in ciascuno di loro, bene e con sollecitudine. La vecchietta stanca, il signore frettoloso, la persona impacciata, ecc.

Proprio una vecchietta che aveva una pratica ingarbugliata è venuta diverse volte. Quando tutto è andato a posto arrivò con una grande torta davanti al mio sportello: “E’ per lei” mi dice… e me la porge al di sopra dei vetri. Ringrazio sorridendo ed arrossisco nello stesso tempo, non mi sarei aspettato tanto. Il direttore si congratula con me ed anche i colleghi mi sono tutti attorno, c’è aria di festa.

Alla chiusura il direttore offre da bere a tutti gli impiegati ed allegramente consumiamo la torta.

Per regolamento bisogna ogni tanto cambiare sportello. Ora mi tocca quello più faticoso e difficile. Tutti i colleghi sono unanimi nel dirmi di stare attento perché quello è lo sportello ove ci si rimette ogni mese parte dello stipendio per gli ammanchi di cassa e si sgobba tanto.

Ho un po’ di paura anch’io, ma abbraccio Gesù Abbandonato e mi metto al lavoro puntando ad amare. Ringrazio i colleghi assicurandoli che cercherò di fare del mio meglio. Dopo circa un mese di lavoro accade un giorno un fatto clamoroso: un signore da me servito un’ora prima torna in ufficio e restituisce una somma pari a quattro miei stipendi. Mi ero sbagliato nel pagare un assegno e quel signore, vista la mia insistenza, aveva incassato, ma fuori dall’ufficio, poi in piazza, gli erano venuti gli scrupoli ed era tornato indietro a restituirmi la somma eccedente. Cose simili si ripetono con altre due persone, che restituiscono anche loro. Il direttore ed i colleghi sono allibiti ed esclamano: “Queste cose qui non sono mai avvenute, anzi, al contrario, tutti chi prima chi poi, abbiamo rimesso dei soldi”.

….. L’ambiente è un po’ cambiato. Qualcuno al mattino viene a messa con me, in ufficio ci si aiuta di più, si respira insomma un’aria nuova.

Oliva Nino-INSIEME 21 OTTOBRE 2015Arriva il mio trasferimento in una città del nord, ai colleghi dispiace, ma anche a me costa. Ma grazie a Dio ormai sono legato per libera scelta ad un’opera di Dio… ed è bello Signore fare la tua volontà.

I miei colleghi mi regalano una bella borsa di pelle, ma il regalo più grande è stato, dopo qualche tempo, vedermi arrivare alcuni di loro davanti al mio sportello, nella nuova sede di lavoro a 700 km di distanza, per salutarmi tutti insieme.

Sperimentavo ancora una volta quanto è grande l’amore di Dio e come dice San Giacomo Apostolo: ” Metti amore e troverai amore”.

 

11 Risposte a “NINO – AMARE E SERVIRE I FRATELLI”

  1. Possiamo davvero ritenerci fortunati di avere avuto fra noi Fratelli di questo “calibro”!
    C’è da ringraziare il Signore di averceli messi accanto e di aver condiviso, chi in modo più
    diretto, chi solamente in qualche circostanza, un tratto di cammino ideale.
    Proprio oggi abbiamo salutato per l’ultima volta un’altra Sorella, Anna, campione di umiltà e generosità:
    il Paradiso comincia ad essere piuttosto affollato…
    A.R.

  2. Toccanti le esperienze di Nino.Mi ha fatto veramente piacere leggere questi aspetti della sua vita ,che non avrei mai immaginato.
    Avevamo conosciuto Nino e Ida agli incontri di Famiglie Nuove. E grazie a Lucia!.
    Betty

  3. Grazie a Lucia e Franco che ci hanno mandato queste belle righe. Erano un po’ lunghe per la verità….ma sarebbe stato un peccato tagliarle. E così le ho impaginate al meglio e pubblicate.

    Quando ricevo un articolo che non ha un titolo esplicito, me lo invento io. Chiedo aiuto allo Spirito, guardo “dentro” al testo, e poi procedo. Ne ho sbagliati tanti , mancava l’ ispirazione giusta o non “ascoltavo”…stavolta però, non so cosa ne pensiate voi, ma per quello che ho conosciuto Nino, il titolo “amare e servire il fratello” mi sa che “c’azzecca” parecchio.
    Oscar

  4. Ho avuto la fortuna di conoscere Nino agli inizi della mia vita Gen quando con una certa incoscienza mi affidarono la cura dei Gen 3 tra i quali si trovavano Alessio ed Igor. Avevo 17 anni e lui aveva per me la stessa considerazione che in genere si riserva alle persone coetanee. Benché a quell’età ci si aspetti la naturale perfezione di tutti gli adulti che tentano di vivere l’Ideale, avevo da subito avuto l’intuizione che Nino aveva un qualcosa di speciale tanto da considerarlo da subito (come altri Gen) esempio e modello di comportamento da tenere nei confronti del prossimo. Ancora adesso ricordo con affetto e un po’ di commozione quel suo “Lucio carissimo…..” che era la sua “battuta di apertura” quando ci si salutava a qualche CH o ad altro incontro dell’Opera.

    E’ stato un dolore per me non averlo potuto salutare personalmente il giorno del suo funerale: preso da una serie di imprevisti lavorativi ho saputo inspiegabilmente con ritardo della sua partenza per il Cielo. Ma forse non proprio inspiegabilmente: è più probabile che Nino abbia visto le mie difficoltà e sapendo che avrei “mollato tutto” ha voluto con la sua solita squisita carità evitarmi pesanti complicazioni……
    Un grande grazie a Lucia che ha condiviso queste belle righe,a Franco che le ha spedite per la pubblicazione e a Oscar che le ha così bene assemblate.
    Lucio B.

  5. Veramente bello! È Vangelo vissuto e quindi occasione preziosa per mettersi in comunione con Dio

  6. Un’esperienza bella, edificante… Non conoscevo la storia di Nino…
    Grazie a Lucia per averla condivisa e avermi dato l’opportunità di sentire ancora una volta confermato che “metti amore a troverai amore” è una realtà che deve imprimere ogni momento della nostra vita.
    Antonella

  7. ANCORA SU NINO OLIVA (E…SU IDA)

    Considerato che nell’intervista a Lucia Oliva da parte di Franco Pizzorno non se ne parla, vorrei aggiungere qualcosa che riguarda il periodo in cui Nino era stato collocato a riposo da parte delle Poste.
    Nino integrava la pensione facendo il rappresentante e l’agente commerciale di una ditta che produceva materiale da cancelleria e, come tale, si era rivolto anche a me quale funzionario di un grande ente pubblico. L’acquisto della cancelleria non rientrava nelle mie competenze, per cui io potevo solo accompagnarlo e presentarlo ai funzionari incaricati del settore. L’esperienza che più volte feci con lui è questa.

    Appena arrivato nel mio ufficio e dopo avermi salutato affettuosamente col suo immancabile sorriso (“Carissimo Paolo…”. Era un saluto così caldo che in effetti commuoveva, come scrive Lucio), Nino mi accompagnava nei corridoi dell’ente muovendosi letteralmente “in punta di piedi”. Tanto che la cosa fu notata da alcuni colleghi, che me la riferirono (“Ma chi è quella persona così gentile che era con te…”). I funzionari dell’Economato restarono a loro volta colpiti. Anzitutto perché Nino “diceva sempre la verità”, e cioè non magnificava i suoi prodotti e non parlava male degli altri. E poi perché sapeva ascoltare, non insisteva, non “piangeva” per vendere e aveva sempre dei modi gentilissimi e…il sorriso sulle labbra. Insomma, conquistava subito chi aveva di fronte. Si presentava a cadenza periodica e più di una volta la conclusione fu questa. “Dal computer risulta che siamo ancora provvisti di questo e di quello…ma, viste anche le condizioni favorevoli e le prevedibili richieste degli uffici, possiamo ordinare quest’altro…”. E’ quasi superfluo sottolineare che l’atteggiamento di Nino non era minimamente strumentale. Lui era uno che amava il fratello, lo amava veramente. E questo veniva colto e attraeva in modo irresistibile. Poi i colleghi mi telefonavano: “Bravissimo e serissimo il tuo amico…Sono contento di averlo conosciuto…Grazie!”. Carissimo Nino, mi commuovo nuovamente anch’io, scrivendo queste cose!

    Ed ora un accenno a Maria Ida, la sposa di Nino e mamma di Lucia, che tutti chiamavamo Ida. Ma il nome di “Maria” non era per lei un nome come un altro. L’ho conosciuta abbastanza bene, dato il rapporto di particolare sintonia che la legava a Graziella, mia moglie. Intanto, ricordo un fatto di cui lei stessa parlò un giorno, durante uno dei nostri convegni. Ida “aspettava” il figlio Francesco e aveva problemi alla vista. A un certo punto dovette scegliere: portare a termine la gravidanza, rischiando di perdere la vista, ovvero interrompere la gravidanza…E Ida non ebbe alcun dubbio: prima di tutto il bambino! Proprio come santa Gianna Beretta Molla, che abbiamo ricordato il 28 aprile scorso. Ma nel caso di Ida tutto finì benissimo.

    Vorrei infine ricordare Ida come scrittrice per l’infanzia. I suoi fantasiosi racconti erano sublimati dall’Ideale. Aveva anche pubblicato un libro per bambini, edito da Città Nuova, con le illustrazioni di Lucia. Un anno le proposi di partecipare al Premio Andersen, il noto premio internazionale di letteratura per l’infanzia che si svolge annualmente a Sestri Levante. Ida partecipò con un racconto ambientato nella Roma antica, dove l’amore reciproco fra i cristiani aveva “contagiato” molti pagani…Ma volle a tutti i costi che io prima “lo aggiustassi” (e non ce n’era affatto bisogno: anche umile, la nostra Ida!).

    Carissimi Nino e Ida. Approfitto per salutarvi e abbracciarvi, certo di essere ricambiato!

    Paolo Venzano

  8. UN GRAZIE GRANDE E CARISSIMO! A Franco , Oscar ed a tutti voi che vi siete soffermati nel rispondere ed arricchire con cenni e/o con ampie riflessioni e ricordi questa piccola bozza di racconto su mio papà Nino. Grazie anche a nome dei miei fratelli Alessio, Igor e Francesco, che hanno condiviso con me l’esperienza di donare questa breve testimonianza.

    Moltissimi altri sarebbero gli spunti per ricordare episodi della lunga e ricca vita di papà Nino (come giustamente ha fatto presente Paolo Venzano, questo racconto-intervista non fa cenno a numerosi altri fondamentali momenti della sua esistenza…): in questo caso era parso opportuno focalizzarci sui primi periodi, più risalenti e meno noti.

    Ovviamente avrei desiderato e potuto dedicare pagine e pagine a maggiori racconti sulla vita famigliare, ricca di infinite esperienze, come pure (unendo ai ricordi anche recenti rinvenimenti di scritti) all’inizio di essa: l’incontro tra papà e mamma, con la nascita di uno splendido amore che li portò felici all’altare… nel soffio di un semestre. Ed ancora, molto avrei/avremmo potuto testimoniare della vita di papà “anziano” (se pur assai giovane nel cuore, vero “bambino evangelico”, fino all’ultimo!), dopo l’inattesa partenza di mamma Ida per il Paradiso…
    Ma intanto è stato bello cominciare a ricordarlo con queste prime parole ed uno stralcio della sua esperienza di vita.
    Un rinnovato GRAZIE!

    Lucia

  9. ciao a tutti,
    Nino l’ho conosciuto da sempre ma se vogliamo,anche poco ..mi lasciava perplesso quella sua aria da funzionario statale e intellettuale..Poi una cena in focolare, grazie a mio figlio Danilo Alejandro, si siede vicino a me…Le chiacchiere di una cena, risa e scherzi,..e nel colloquio, emerge la profondita’ di chi sa, ed ama ascoltare…Che bella serata! Alcuni giorni prima della sua partenza, incontro per strada a Chiavari,assolutamente NON casualmente,(sono certo che sia così)Fabio, il quale mi racconta della probabile partenza di Nino. E non casualmente continuo ad incontrarlo! e così mi racconta del proseguimento delle sue (ultime)giornate..In quello che sarebbe stato il suo ultimo giorno,mando i miei saluti a Lucia, dispiaciuto non averla ancora incontrata..Ho mezzora di tempo, decido di andare a prendere un caffe’ e lungo la strada…incontro Lucia! alla quale posso affidare così i miei saluti a Nino e condividere un momento così importante.Quel giorno Nino e’ partito, e tutta questa NON CASUALITA’, mi ha lasciato la consapevolezza di quanto sia importante ed insostituibile per me , OGNUNO DI VOI, persone nelle quali ritrovo sempre , direttamente o indirettamente, la VIA Maestra verso la Vita .Non importa il vedersi o il frequentarsi, o gli incontri ecc ecc; CI SIETE! siete un Dono per me per questo, e spero esserlo anch’io altrettanto per voi. La foto di Nino e’ nel mio cellulare e questo flash e’ scolpito dentro di me come regalo e ricorrente regalo di Nino per me.Non so spiegare la dinamica di tutto questo, ma….GRAZIE GRAZIE GRAZIE.

  10. Un grande grazie a te Lucia e ai tuoi fratelli per averci fatto conoscere ancor più la profonda umanità di papà Nino e la trasparenza della sua anima..
    Così l’ho conosciuto fin dal lontano 1966 e poi sempre,” bambino evangelico”, autentico figlio di Chiara, pronto ad accoglierti e a lasciarsi accogliere per creare la famiglia.
    Un abbraccio con grandissimo affetto a voi figli e in particolare a Igor che è il mio figlioccio!
    Caterina

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