TRA SCIENZA E FEDE – Il voler dimostrare Dio attraverso la “logica delle cose”, non è onesto

Siamo lieti  di ospitare questo contributo di  Vincenzo Trichini sul nostro Sito. Me lo aveva mandato personalmente (ci conosciamo dal 1973): mi è piaciuto molto, gli ho proposto di pubblicarlo ed eccoci qui, Oscar


Nella vita di una persona ci sono cose che passano e altre che rimangono per sempre scolpite.

1a di 10 pagine manoscritte della lettera: IN FONDO ARTICOLO TUTTE LE PAGINE

Di questa seconda categoria fa parte, per me, una lettera ricevuta nell’ottobre del 1974 da Piero Pasolini, fisico, giornalista di articoli scientifici sulla rivista Città Nuova, nonché focolarino, in risposta a una mia missiva. Non ho più traccia di quanto gli avevo confidato e domandato, ma questo non pregiudica la comprensione delle sue risposte.

Frequentavo il secondo anno della facoltà di Ingegneria ed ero molto appassionato di argomenti scientifici. Se da una parte la mia mamma mi aveva educato e cresciuto secondo i princìpi della religione, dall’altra avevo il papà che si dichiarava non credente e di formazione socialista. Ho ancora ricordi di quando undicenne “litigavo” con lui perché avrei voluto convincerlo che la verità è nella Bibbia e che la vicenda di Adamo ed Eva era qualcosa di realmente accaduto, né più né meno come Napoleone o Garibaldi.

Lui, sempre molto pacato, mi rispondeva: “Io credo in quello che vedo, in quello che si può dimostrare, che si può prevedere e riprodurre”, e mi faceva l’esempio del pendolo, della legge fisica che ne descrive il movimento; in base a poche variabili poteva predire la sua posizione nello spazio.

Come un pendolo, anch’io, mi nutrivo di religione e di scienza. Insomma, come ora, con vari decenni in più alle spalle.

Nella lettera di Piero Pasolini si fa cenno a un libro di Piero Angela (L’uomo e la marionetta – Garzanti Libri – 1972). La lettura di quel libro (suppongo nell’autunno del 1973) ebbe su di me un impatto molto contrastato. Mi affascinava perché affrontava il tema dell’evoluzione e nello stesso tempo mi spaventava perché metteva in crisi schemi e certezze che non avevo mai affrontato in modo realmente approfondito.

La tesi del libro è, più o meno, che l’uomo e l’evoluzione sono il risultato di un mix chimico che in definitiva ordina e regolamenta ogni nostra azione al punto da trasformarci in una sorta di marionette. In questo contesto Dio è solo un concetto culturale.

In breve: la lettura fu sufficiente a smontare le mie strutture e mandarmi in crisi.

Dalla finestra della mia stanza guardavo verso il cielo completamente oscurato da nuvoloni carichi di pioggia che scendeva spessa e rumorosa e io pensavo: “E’ solo chimica: due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Tutto qui, la vita”.

Da quella situazione interiore uscii in modo inatteso. Venne a trovarmi Paolo, uno dei nuovi amici con i quali avevo intrapreso l’esperienza GEN[1]. Su di lui riversai per almeno due ore i miei cupi e contorti pensieri. Parlavo solo io! Quando esaurii i miei argomenti, Paolo mi rispose, più o meno: “Enzo, devo dirti che non ho capito niente, ma proprio niente, di quello che mi hai detto. Non ho alcuna risposta da poterti dare. So solo che sono venuto perché ti sapevo in difficoltà e volevo dirti che ti voglio bene”.

Parole che ebbero l’effetto di far svanire le nubi del “mio” cielo.

Poi nel corso di Fisica II venne il momento di studiare l’Entropia. Rimasi letteralmente affascinato dal principio generale e dalle conseguenze che ne derivavano anche in termini filosofici.

Fu quello il momento in cui decisi di scrivere a Piero Pasolini, giornalista della rivista di Città Nuova. Il suo articolo era il primo che leggevo appena mi veniva consegnata dal postino.

In pratica, molto ingenuamente facevo il seguente ragionamento. Il principio dell’entropia ci insegna che l’energia, pur conservandosi, in ogni trasformazione, si degrada. Nel suo complesso va dall’ordine al disordine.

È pur vero che se prendiamo un “sistema chiuso” – esempio classico, un frigorifero – al suo interno si genera una situazione nella quale l’entropia diminuisce (dal caldo – energia disordinata, al freddo – energia più ordinata) ma ciò avviene a scapito dell’energia esterna al sistema (un apparato motore che produce il freddo), quindi in definitiva l’entropia complessiva aumenta.

Se ben ricordo, io ipotizzavo di posizionarmi all’interno del sistema chiuso: un mondo-frigorifero (essendo un sistema chiuso è, per definizione, senza alcuna possibilità di conoscere l’esistenza di qualunque cosa “esterna”). In quella situazione immaginavo di osservare un fenomeno che causava la diminuzione dell’entropia senza poter sapere il perché.

Poi immaginavo di far crescere il mondo-frigorifero fino a farlo coincidere con l’universo intero e di osservare un fenomeno, non provocato da alcun essere interno, che aveva come effetto la diminuzione dell’entropia: l’evoluzione. Il crescere della complessità che a partire da componenti chimici elementari si struttura fino a creare organismi viventi via via sempre più complessi, fino agli animali, all’uomo.

In questo modo pensavo di poter affermare che al di là del sistema chiuso “universo” potesse dimostrarsi l’esistenza di un altro sistema “esterno”.

Dio! Chi altro?

Piero Pasolini

Grazie a questa ingenuità ho ricevuto questa bellissima lettera di Piero che conservo molto gelosamente. Mi sembra, e spero, di aver assimilato i profondi insegnamenti che contiene. Prima di tutto l’invito a non mescolare l’ambito della scienza a quello della fede. A rispettare il pensiero “diverso” e anche a diffidare degli schemi fissi. Soprattutto a fissare lo sguardo sull’amore che predicava Gesù come via per arrivare al Padre.

Ancora oggi penso che, dentro di me, la divisione fra essere credente o non-credente è talmente sottile da avere la consistenza di un sottilissimo velo oltre il quale è possibile vedere l’altra parte.

Questa situazione interiore suscita in me una grande empatia per quelli che vengono definiti o si definiscono non-credenti (perlomeno quelli che lo sono con onestà culturale e non per militanza accanita o superficialità colpevole).

Da parte mia rifuggo dalla definizione di appartenere a una sorta di classificazione statica di “credente”. Preferisco essere visto e percepito come un “cercatore di Dio”.

In qualche maniera, comunque, come poi Piero spiega benissimo, un passo trascendente è necessario.

La “fede”, per come la vedo io, è una sorta di scommessa. Scommettere, puntare tutto, spendersi, porre la propria “fiducia” sulle parole che ci hanno lasciato i seguaci di Gesù. In definitiva credere “all’Amore”. Che poi io sappia farlo coerentemente, beh! È un’altra storia.

Nella mia vita, da quel 1974, molte cose sono cambiate! Esperienze e scelte che per decenni mi sono sembrate “definitive”, si sono dimostrate “relative” e semplici tappe di un cammino più ampio. Mi riferisco a schemi, strutture, ideali e persone che allora erano riferimenti centrali e che hanno smesso di esserlo.

Il contenuto di questa lettera è rimasto invece nucleo fondamentale della mia formazione umana.

Grazie per poterlo condividere, con la speranza che possa essere spunto di riflessione e opportunità di revisione per qualche altro “cercatore di Dio”.

                   Genova 02 febbraio 2021, Vincenzo Trichini

[1] giovani del movimento dei focolari

APRI LA TRASCRIZIONE DELLA LETTERA DI PIERO PASOLINI A ENZO – CliccaQui

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