Bruno Graffigna – Volontario di Dio
(09/03/1937 – 04/04/2026)
Ricordo a cura di Pino Bottaro
La mia conoscenza con Bruno Graffigna
risale alla età giovanile, anche se non frequentavamo lo stesso gruppo. Poi è stato mandato in Svizzera, ospite di una famiglia, erano gli anni della guerra tra il 1944 e il 46 e quindi per molto tempo ci siamo persi di vista. Ho poi saputo che aveva anche navigato per qualche anno.
Verso il 1970 ci siamo rincontrati durante una riunione di parrocchia a Genova Pegli in cui lui era intervenuto per presentare Città Nuova.
Nel frattempo, era stato assunto alla raffineria ERG ed aveva conosciuto Franco Pizzorno l’allora responsabile dei “volontari” di zona, decidendo di aderire alla branca dei Volontari.
È iniziato così un lungo periodo di frequentazione e amicizia personale ed anche familiare dato che nostri figli avevano più o meno la stessa età.
Ricordo che siamo stati anche ospiti nella casa di Peveragno (CN).
Durante l’estate quando le famiglie erano in villeggiatura, con Bruno cenavamo spesso insieme, con lui rapporto era immediato e fraterno.
Abbiamo collaborato insieme con lui e la moglie Piera durante le elezioni per i consigli scolastici e in parrocchia per l’accoglienza delle famiglie dei nuovi battezzandi.La Parola di Vita scritta sul manifesto di saluto diceva: “Chi accoglie Me, accoglie Colui che mi ha mandato” (MT. 10, 40). E l’accoglienza di Bruno era sempre sincera, attiva, profonda, mai banale.
Un episodio lo conferma molto bene ossia quando lui e Piera (ma direi tutta la famiglia) hanno adottato Saverio un bambino con gravi disabilità.
Ho visto arrivare questo bimbo che non poteva reggersi in piedi, coricato in un box, bisognoso di ogni minima cura e rivederlo adesso, un uomo grande e grosso (certo con il suo diverso sentire e parlare) mi sembra un miracolo: un miracolo dell’Amore!
Quando Piera è andata in Paradiso ha preso lui in mano la situazione, col suo amore che non tralasciava niente, anche quando sono arrivate le difficoltà fisiche: gli occhi, l’udito, il cuore…sempre col suo sorriso caldo e rassicurante.
Credo che sia stato per lui un dolore quando non ha più potuto fisicamente accudire Saverio anche se superava il dolore senza lamentarsi.
Nella vita dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari)
e in nucleo si sentiva sempre la sua presenza attiva con corpo e anima, la sua voglia di comunicare, il suo sostegno.
Spesso ci ricordava di pregare gli Angeli Custodi a cui era molto devoto.
Qualcuno ha scritto: “Non lo dimenticheremo mai” niente di più vero.
Poi l’aggravamento, l’ospedale. In quel periodo c’era il Congresso e ci comunicava che offriva tutto per quello (quando poteva).
Poi l’ultimo mese a casa, amorevolmente sostenuto dalla figlia Silvia. Poteva parlare poco, quasi non mangiava: un mese di silenzio e forse di quiete.
Mi faceva ricordare nel Vangelo la figura del vecchio Simeone: che dopo aver atteso una vita il Salvatore, lo riconosce nel bambino Gesù portato al tempio e dopo aver visto la gloria di Dio dice: “.. adesso lascia che il tuo servo vada in pace ..”. La gloria di Dio, Bruno l’aveva trovata nell’ “Opera di Maria”, nella famiglia, nell’impegno sociale, nel fare la volontà di Dio. Ed “è andato in pace”.
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