L’ABBRACCIO DI GENOVA A PRINCE

Per dire arrivederci al giovane venticinquenne della Nigeria, Prince Jerry 1, l’imponente chiesa dell’Annunziata è piena di persone nonostante sia una mattina lavorativa e la pioggia scende fitta fitta.

Ci sono i genovesi: giovani e tanti meno giovani, uomini e donne, immigrati connazionali (è arrivata la sorella dalla Spagna) e tanti, tanti altri. Rappresentanti della amministrazione, sindacati, il mondo del volontariato. In mezzo alla folla vedo anche un ex parlamentare, li presente in forma privata. Ci salutiamo. Sgomento e lacrime li trovo anche sul suo viso come in quello di tutti quelli che incrocio con lo sguardo.

Il dolore per la perdita di questo ragazzo parla nel silenzio ed è accompagnato da un senso di sconfitta. Don Giacomo nelle sua omelia ad un certo punto dice tra altro: “ti abbiamo voluto bene Prince ma non abbastanza…”.

Anch’io vivo questi momenti di preghiera, di raccoglimento, di riflessione in modo profondo. Mi sento interpellata in prima persona. Non scorgo alcun segno di strumentalizzazione di questa enorme tragedia. Anzi … intravedo un riflesso di Dio in una Chiesa che testimonia la prossimità nei confronti dei bisognosi, che denuncia con chiarezza la prepotenza e l’ingiustizia dei potenti e l’indifferenza dei cittadini, che richiama all’essenziale del cristianesimo, che dice con chiarezza il pensiero di Dio: “lo straniero va amato”.

Questo riflesso del divino lo intravedo non nella Chiesa di mura ma nella condivisone del dolore della folla presente che piange la morte di un fratello. Si, ci sentiamo fratelli. E concludo dentro me: questa è la chiesa. Testimonianza di fraternità. Lievito per promuovere e ridare dignità a quanti non viene ancora riconosciuta. Luogo dell’accoglienza, della condivisione, dell’amore verso ogni persona. Motore di una nuova società dove l’ingiustizia, l’esclusione, l’indifferenza non trova più posto.

Cristina Tomelleri

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1  Giovane della Nigeria, che si è tolto la vita buttandosi sotto un treno dopo aver saputo che gli avevano negato l’asilo politico.

 

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