RICORDANDO ADELINA….

DA UN POST SU FACEBOOK: STEFANO FRINO SI TROVA A VEIRERA

Sulla strada che va da Alberola a Piampaludo mi sono fermato a curiosare un piccolo pilone votivo dedicato a N.S. della Protezione e ho avuto modo di leggere la storia che ha portato gli abitanti del luogo a costruirlo e poi a restaurarlo.

Ricordo che ne parlava o aveva scritto qualcosa a riguardo la maestra Adelina.

Non centra la religione, queste sono testimonianze di civiltà, più ci allontaniamo dalle zone affollate dal turismo di massa e dalle città, più riusciamo a ritrovare quei luoghi che riconducono ai valori umani alla base della convivenza sociale. Mi dispiace deludere chi pensa che la cultura salverà il mondo, io penso che nei momenti più bui dell’umanità e della storia, tra cui è compreso il periodo che stiamo vivendo, siano state le persone più umili, con il loro buon cuore e istinto di protezione, a gettare le fondamenta e a dare l’esempio per la ripartenza, le mani degli artigiani che hanno ricostruito e il cuore delle donne che hanno insegnato ai figli ed agli uomini, che bisogna andare oltre i muri che in passato hanno diviso le persone. Fermatevi un attimo a leggere e a riflettere sul significato di questo simbolo di civiltà.

IL PERCHE’ DELL’EDICOLA

Sono i tempi di guerra, settembre 1944: i boschi dei nostri monti, alle falde del Beigua, sono un rifugio sicuro per i partigiani che trovano nella popolazione aiuto e solidarietà.

Spesso però salgono i Tedeschi e San Marco alla ricerca dei loro nascondigli.

Siamo in continuo pericolo, stretti tra nemici che usano le nostre case per i loro appostamenti o come loro rifugi.

E’ sera quel settembre del 1944. Due soldati tedeschi passano nei nostri boschi per controllare una linea telefonica che collega Sassello con Varazze, passando dal Beigua.

Incontrano un gruppo di partigiani. Questi sparano e poi fuggono. Un tedesco viene colpito alle gambe. Non può più camminare. Il suo compagno rimane accanto a lui, solo, per tutta la notte.

Qualcuno, nella casa più vicina al bosco, viene avvertito e in un baleno si sparge la notizia. Si pensa subito a come porgere aiuto a quel ferito. Non possono andare gli uomini, è troppo rischioso. Si fanno avanti le nostre mamme. Tre di loro partono con una slitta trainata da una mucca su cui sistemano un materasso, un cuscino, lenzuola e coperte e non dimenticano un po’ di liquore e caffè caldo.

Bisogna percorrere qualche chilometro di mulattiera per giungere sulla strada. Il tedesco non ferito, accompagnato dalla giovane maestra del posto, corre attraverso il sentiero nel bosco, a Sassello, per avvertire il comando.

La maestra davanti, il tedesco dietro con il mitra spianato, pronto a sparare ad un nuovo probabile incontro con i partigiani. Da Sassello, dove giungono incolumi, parte un’ambulanza: Il ferito può essere trasportato all’ospedale.

Tutti ci aspettiamo una rappresaglia: in casi come questi vengono normalmente incendiate tutte le case del paese. Ma… non succede niente di tutto questo: Veniamo poi a sapere che il ferito ha raccomandato di risparmiare quella popolazione che l’ha aiutato e difeso.

Le nostre povere case di allora sono così salve. Le nostre madri con i figli in guerra, prigionieri in Germania o sul fronte della lontana Russia, sperano che qualche mano fraterna li accolga e li protegga, che l’odio non prevalga, così come nel loro animo ha prevalso l’amore per “quel nemico” ferito. Si cerca nella Madre di Dio aiuto e protezione.

Si fa una promessa a Maria: la costruzione di un’edicola dedicata a Lei.

Qualcuno ritorna, qualcuno no.

Dopo cinquant’anni l’edicola è eretta con l’aiuto di molti.

I figli non hanno dimenticato quella promessa. E’ il modo di dire grazie per l’eredità di fede e di amore che hanno loro lasciato.

COSA NON C’E’ SCRITTO NEI DUE BRANI

Nella seconda domenica di luglio c’era “la giornata della memoria” di questi fatti. Veniva celebrata una messa di ringraziamento dove venivano ricordati non solo i caduti in guerra, ma anche le persone del luogo che erano decedute nel corso dell’anno. In quel giorno Adelina Zunino (vedi anche https://focolareliguria.altervista.org/adelina-testimone-del-sassello/ ) organizzava una giornata di festa per gli amici, giochi per i bambini, e al termine della messa venivano distribuite delle frittelle cotte da volontari che prestavano la loro opera: poi il ricavato della vendita andava a sostenere iniziative sociali. La prima iniziativa è stata per pagare le protesi ai bambini mutilati nella guerra del Kossovo. Finita quell’emergenza di anno in anno si valutavano le diverse necessità.

La solidarietà di quel giorno non si è fermata fino alla partenza per il cielo di Adelina.

E’ doveroso anche ricordare Giovanni, amico di Adelina, disegnatore ed artista, che ha progettato l’edicola e la statua che è lì collocata.

A cura di Enza Calì


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2 Risposte a “RICORDANDO ADELINA….”

  1. Semplicemente Meravigliosa Testimonianza ed Articolo,
    Grazie Stefano, Enza, Marisa !!!
    E poi impaginato ed evidenziato con tanta cura ed amore …. Bello anche !!!

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